E De Ferrari avrà la Farnesina

Non sarà più ministro e non sarà mai premier, ma Claudio Burlando avrà, almeno, un ministro degli esteri tutto suo. Anzi, di tutta la Liguria. Il presidente della Regione lo ha annunciato ieri: sarà un consigliere diplomatico del ministero degli Esteri per le relazioni internazionali.
Perché: «Questa giunta dà grande importanza alle relazioni internazionali» e per questo sta dando vita a una struttura dedicata, anche con la nomina, ieri, di Laura Canale, dipendente regionale con specializzazione in diritto comunitario, quale responsabile del nuovo ufficio per gli affari internazionali. «Per le iniziative internazionali potevamo scegliere tra il modello lombardo, che ha un vero e proprio “ministero degli Esteri” o quello toscano, che si avvale di un consigliere diplomatico del ministero degli esteri che si appoggia sulla rete internazionale del dicastero stesso». Burlando ha ricordato le critiche a Casa Liguria a Bruxelles: «Deve diventare una “casa economica” oltre che una “casa istituzionale”». Nei piani della giunta ci sono anche l’attivazione di relazioni stabili in diverse aree strategiche «come Mosca, Shanghai e New York - ha detto Burlando - in America Latina, e penso in particolare a Buenos Aires, e in Africa, dove si potranno attivare progetti di cooperazione decentrata». La Liguria si muoverà con accortezza però, ha detto Burlando, perchè «queste operazioni sono finanziate con misure europee e prevediamo che presto i fondi a disposizione diminuiranno». La prima missione sarà in Libia a settembre ha annunciato il presidente: «Ho già preso accordi con Costa Crociere che è presente in quel paese, ricco tra l’altro di un immenso patrimonio archeologico ancora poco conosciuto». Seguirà una missione in Asia «per presentare il sistema dei porti liguri agli operatori dello shipping».
Nei piani c’è anche la riorganizzazione della società Liguria International: «Con 4-5 dipendenti e 24 amministratori non è perciò un modello di efficienza. Dovremo semplificarne la struttura e il funzionamento. E chiedere alle Camere di commercio se vogliono restare nella società e contribuire al finanziamento».

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