E la destra dovrà fare la sinistra

Non c’è dubbio, quel Berlusconi che sorride, e con brianzola solerzia elenca percentuali, si sta riprendendo l’Italia. Per chi ascolti i discorsi nei bar o nelle piazze è evidente: non pochi di quanti hanno votato a sinistra, fino all’altro ieri ostilissimi, lo osservano adesso altrimenti. Questo governo di prodisti coi riflessi lenti è riuscito nel miracolo di far dubitare persino i cuori di sinistra, che gli volevano restare più fedeli. Così quanti solo a vederlo in tv si sentivano fino ad un anno fa l’orticaria, oggi guardano Berlusconi per lo meno interdetti e l’ascoltano sorpresi. Non che questi fedeli possano poi arrivare a votarlo. Tuttavia chi di essi lavora davvero, per strada o davanti alla bevuta amicale non ha più la battuta pronta di prima. La farsa sempre più stanca di questo governo insensato li ha stremati. Neppure loro riescono a difendere il goffo prestidigitatore di tesoretti, Padoa-Schioppa, o quel sorriso perenne che Prodi s’è imposto nel pianto. La qualcosa ha una certa importanza. Anzi direi conta più dei voti che, è solo questione di tempo, la flemma di Dini, o il Sudtirolo o qualche amico di Rutelli, o l’Argentina faranno mancare al Senato.
Perché i votanti molto sentimentali e persino quelli interessati, con tanto di poltrona spartita, sono ormai storditi, comunque delusi da chi sta togliendo alla sinistra ogni futuro. Ma chi non lo vede che Epifani, Bonanni & Co. remano controcorrente verso il passato, in una barca di chiacchiere, greve solo di statali e pensionati precoci? Chi altri rappresentano, se cogli accordi del ’92 i loro sindacati hanno gonfiato i profitti, e svilito il lavoro a mestiere extracomunitario? E l’euro salutato come definitivo progresso? Ma se è venuto proprio da lì lo sproporzionarsi di immobili e azioni, il fatto che adesso il capitale vale troppo e il lavoro impensabilmente di meno? D’accordo non tutti hanno ancora capito come. Ma l’esito quello sì: lo vedono tutti. Chi lavora da dipendente è più povero. E guai poi alle famiglie monoreddito, senza pensioni o case di zia. L’esito dell’euro e dell’ignominiosa ignoranza di sindacalisti e politicanti è stato, e resta, pari soltanto alla loro presunzione. E alla ignavia di Prodi, il quale seguita a dargli ragione.
Insomma il lavoro dipendente, non ha rappresentanza. Prodi, sindacati e comunisti finti al governo, lavorano per rendite precoci e tasse. Non c’è alcun disegno onesto in questa sinistra per un aumento dei salari e della produttività. E nessun talento al governo si adopra per ridare dignità al lavoro. A chiacchiere non farebbero altro. Ma le gesta dei prodisti adesso come dieci anni fa peggiorano quegli esiti della globalizzazione già pessimi per chi lavora. E il risultato è pertanto ovvio. Alla destra, ritornasse al governo, toccherà quindi di fare pure la parte della sinistra, ovvero di chi tiene per il lavoro. Perciò dovrà finire lo spreco continuato di posti pubblici e capitali statali, e inoltre limitare gli immigrati, utili finora solo a tenere bassi i salari e peggiorare la produttività. Insomma quella spocchiosa tiritera di D’Alema, di una sinistra costretta a fare la destra dall’indegnità delle destre esistenti in Italia, dovrà rovesciarsi. Berlusconi dovrebbe agitare sin d’ora i temi che la sinistra ha tradito, e sorprendere così soprattutto gli scontenti di sinistra. Inglobandoli, come in Francia ha fatto, vincendo, Sarkozy.
Geminello Alvi