E per Detroit scatta il «Chapter 11»

PASSI L’1 giugno il gruppo chiederà di accedere alla procedura. Da Washington iniezione di 30 miliardi

General Motors chiederà l’accesso al «Capitolo 11», ovvero la procedura fallimentare che garantisce la protezione dei creditori, il primo giugno, quando scadrà il termine fissato dalla Casa Bianca per presentare un piano di ristrutturazione. La notizia, anticipata ieri dai media americani, è arrivata nel giorno in cui il governo ha presentato una nuova offerta più favorevole ai detentori di obbligazioni Gm e il 20% di questi ha detto di essere disposto ad accettarla.
In base alla nuova offerta il Tesoro deterrà il 72,5% della nuova Gm che sorgerà dal fallimento pilotato (Washington starebbe pianificando un’iniezione di 30 miliardi), il fondo gestito dal sindacato dei metalmeccanici Uaw il 17,5%, e i detentori di bond il 10%. La nuova proposta, per la quale il Tesoro chiede un consenso «soddisfacente», scadrà domani sera alle 23, ora italiana. L’offerta è stata migliorata perché, oltre a una quota del 10% della «nuova Gm», prevede per i detentori di bond l’assegnazione di warrant per acquistare un ulteriore 15% del capitale. I detentori di obbligazioni hanno già respinto il progetto originario di convertire le loro obbligazioni, pari a 27,2 miliardi di dollari, nel 10% della società. Nell’ambito dell’operazione i detentori di bond non contrasteranno i piani di Gm a cedere le attività «tossiche» se il gruppo americano entrerà in fallimento. Grazie al migliore concambio, quindi, i creditori non si opporranno alla cessione da parte del gruppo dei suoi asset in utile (tra questi le attività in Argentina e Brasile che fanno gola a Fiat). Il documento non fa invece menzione degli azionisti ordinari di Gm, che secondo il piano precedente avrebbero dovuto ricevere l’1% della nuova società.
Un comitato ad hoc creato dai principali detentori di bond di General Motors ha dichiarato, in una nota, «di sostenere la nuova offerta, che rispetto all’alternativa di un contenzioso legale, costoso e incerto, in un tribunale fallimentare, rappresenta la migliore opzione per gli obbligazionisti nell’attuale e difficile situazione». La bancarotta dovrebbe durare fra 60 e 90 giorni, mentre la società potrebbe tornare in Borsa nel giro di 6-18 mesi. Non mancheranno, comunque, le ripercussioni dirette su almeno un milione di lavoratori nel mondo. Oltre ai dipendenti di Gm e delle affiliate, come la tedesca Opel, la britannica Vauxhall o la svedese Saab, gli effetti si avvertirebbero, in modo rilevante, su tutto l’indotto.