E per «Dick Tracy» è l’ora della rivincita

Anche l’ultrasinistra che voleva metterlo al bando ora si aggrappa a lui

da Roma

Dunque adesso tocca a lui. Tocca a Dick Tracy, tocca all’uomo delle missioni impossibili, al poliziotto che ha catturato i boss Zaza e Lucchese e che ha fatto pentire don Masino Buscetta. È l’asso di bastoni, è la carta segreta, l’arma finale giocata dal governo. Se non ce la fa Supergianni, non ci riuscirà più nessuno.
Profilo intagliato, intelligenza investigativa maturata sui duri campi delle periferie mafiose e riconosciuta pubblicamente da Dea e Fbi. Gianni De Gennaro, calabrese, 59 anni, ha molte medaglie e un palmares da Oscar. Ha messo le mani su decine di latitanti, ha stroncato il narcotraffico dalla Thailandia, ha salvato diversi sequestrati, ha avuto due promozioni «per meriti straordinari», ha diretto la Dia, la Criminalpol e per sette anni la polizia. Lo aspetta Napoli con i suoi rifiuti: ma che sarà mai, verrebbe da dire, per uno che ha sconfitto Cosa Nostra, la Pizza connection e Iron Tower. In fondo si tratta solo di munnezza.
Eppure per De Gennaro questo è forse l’incarico più rognoso di tutta la sua carriera. Deve ripulire le strade, ormai ricoperte da quell’oceano di spazzatura che è finito sotto gli occhi di tutto il mondo. Poi però deve anche pulire più a fondo: proprio la sua nomina, la scelta di affidare per 120 giorni i pieni poteri all’ex capo della polizia, dimostra che l’emergenza non è solo e non tanto ecologica, ma di ordine pubblico e di criminalità organizzata, viste le infiltrazioni e gli interessi dei clan camorristici nell’affare dello smaltimento dei rifiuti.
Una vera mission impossible, un mandato che ha già triturato prefetti ed esperti come Pansa e Bertolaso. Una trappola, secondo alcuni maligni, organizzata da Prodi per farlo fuori definitivamente. Ma De Gennaro non ha alcuna intenzione di bruciarsi in qualche inceneritore. Anzi, come sostiene un’altra scuola di pensiero, questo incarico, e il modo con cui è arrivato, per lui è quasi una rivalsa, una rivincita nei confronti dell’ala sinistra del governo che gli fa inutilmente la guerra dai tempi del G8 di Genova. In questo quadro spicca il silenzio di Alfonso Pecoraro Scanio, il grande sconfitto di questa partita. E fa rumore la conversione del Prc. Da anni Rifondazione chiede le penne dell’ex capo della polizia, adesso invece ecco il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore costretto ad applaudire pubblicamente il piano del governo e quindi anche la scelta del nuovo commissario per i rifiuti.
Centoventi giorni, quattro mesi. De Gennaro ha poco tempo ma grandi poteri. Soprattutto ha l’esercito: suo vice è il generale di divisione Franco Giannini, che si è distinto in Albania e in Kosovo. Dick Tracy è intenzionato a muoversi subito. Oggi sarà a Napoli e prenderà i primi provvedimenti: «chi genera disordini e violenze» è già nel mirino.