E dieci anni dopo il Genoa ritorna in Paradiso

Favola con le streghe a Marassi davanti a una folla impazzita. Il Venezia segna, ma il destino è rossoblù. Con bagno nella fontana

Diego Pistacchi

da Genova
È una favola incredibile quella del Genoa che torna in serie A dopo dieci anni esatti (3-2 al Venezia). Ci sono proprio tutti, soprattutto le streghe, nell'ultima pagina ambientata a Marassi. Ma per fortuna del Genoa c'è anche il Principe, Diego Milito, che è garanzia di lieto fine quando i «cattivi» sembrano proprio riuscire anche stavolta a farla franca. A svegliare una città che ormai dava per scontato il sogno.
Eppure le prove generali della gradinata Nord, un'ora prima della partita, sembrano già un tifo di ordinaria serie A. Immaginarsi un po' cosa succede alle venti in punto quando entra la squadra per il riscaldamento. La coreografia no, quella è per dopo. Ed è riservata a chi la partita la deve vedere in tv. Una sorta di omaggio ai trentamila che hanno cercato il biglietto e sono rimasti delusi. Sul Ferraris cala il buio, anzi, il rossoblù quando Morganti porta fuori dal tunnel Genoa e Venezia. Da ogni settore scendono striscioni che coprono anche la tribuna Vip. Lo stadio dà il meglio. Se il Genoa che torna in A è come la puntata con Wile E. Coyote che riesce a catturare Bip-Bip, lo spettacolo del Ferraris sembra girato negli Universal Studios. I colori rossoblù brillano sotto i riflettori senza lasciare un solo centimetro quadrato libero in tutto Marassi.
Inizia la partita e i giocatori non sentono neppure i fischi dell'arbitro. Per fortuna dei rossoblù anche lo show e gli urlacci di Cosmi che vorrebbe chiudere la pratica al primo secondo di gioco vengono smorzati. Il Venezia è in campo coi baby per l'epidemia che ha colpito i titolari senza stipendio da mesi, ma ci prova subito a rovinare la festa. E ci riesce al minuto 14, con Vicente, che sorprende una difesa in bambola e gela Marassi con una palla che beffa Gazzoli. L'incubo sembra realtà un minuto dopo quando Caccia solo in area spara sul portiere del Venezia Lejsal. E uno dopo ancora, con Rossi che di testa sfiora un palo che pare spostarsi per negare il gol.
Il tiro al bersaglio del Genoa continua. La Nord prova a spezzare il sortilegio. Ma il Principe Milito viene fermato anche dal palo, Rossi dalla traversa. Era scritta così, per non fare annoiare, la favola del Genoa. E il Principe fa il suo mestiere quando meno te lo aspetti, a dieci secondi dalla fine del primo tempo. Al bacio è il cross di Rossi, ma il colpo di caviglia nell'angolino che vale l'1-1 è il risveglio dall'incubo.
Il secondo tempo sembra la fotocopia del primo. Le streghe hanno preparato un altro intruglio, la palla non ne vuol sapere di entrare quando pare già nel sacco. Anche perché quando all'8 Rossi spinge dentro il gol del vantaggio, il Genoa ha paura di vincere e si fa recuperare subito da un colpo di testa dell'intramontabile Lulù Oliveira. 2-2: regia impeccabile. Perché la favola la deve decidere il Principe. E lo fa stavolta con la sua magia numero 21. Che scaccia tutte le streghe. Sul 3-2 di Milito scendono i titoli di coda. Ora è proprio finita. C'è da andare a festeggiare, da tenere sveglia tutta la città per una notte intera. Col bagno nella fontana di piazza De Ferrari, da tradizione. Ma che bella favola. Così è anche molto più bella.