E diventa difficile espellere persino i terroristi

da Roma

Una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo rende più difficili espulsioni ed estradizioni di stranieri dall’Italia, a incominciare dai terroristi internazionali.
Al ministero della Giustizia e a quello dell’Interno c’è molta preoccupazione per le conseguenze della pronuncia del 28 febbraio: di fatto, si blocca il rimpatrio di persone che nel loro Paese potrebbero rischiare, proprio come terroristi, la tortura e trattamenti disumani, sulla base di tesi di Organizzazioni non governative.
È il caso del tunisino Saadi Nassim, condannato a 20 anni per terrorismo internazionale in patria e ad 8 anni e 10 mesi a Milano per lo stesso reato. Strasburgo si è opposta all’unanimità alla sua espulsione dall’Italia, convinta dai rapporti di Amnesty e di un'altra Ong, l’Human Right Watch. Non dà credito alle assicurazioni delle autorità tunisine, né si fida delle Nazioni Unite che non denunciano rischi simili in Tunisia e rigetta gli argomenti del governo italiano e della Gran Bretagna, secondo i quali il rischio corso da una persona dev’essere «controbilanciato» dal rischio posto da questa. «Gli Stati non possono combattere il terrorismo internazionale a tutti i costi», afferma l'unico rappresentante italiano alla Corte Vladimiro Zagrebelsky, che con l’olandese Egbert Myjer sottoscrive un’opinione rafforzativa della sentenza.
L’Italia, così, viene condannata a pagare 8mila euro a Nassim Saadi e ora non solo il nostro Paese ma ogni Stato Ue incorrerà in condanne di Strasburgo per espulsioni o estradizioni verso la Tunisia e Paesi dove per i detenuti potrebbero esserci pericoli di gravi maltrattamenti. Da noi ci sono 10 casi pendenti come quello di Saadi e già si pensa alla revoca dell'espulsione e ad un accordo amichevole, con l’offerta di una somma attorno ai 1000 euro, per bloccare i ricorsi.
Saadi, 34 anni, è arrivato in Italia tra il ’96 e il ’99. Aveva un permesso di soggiorno per motivi familiari, scaduto nel 2002. A Milano ha sposato con rito islamico un’italiana da cui ha avuto un figlio (che ha 8 anni) e poi una seconda, ma risulta vivere separato da entrambe. Sospettato di essere un integralista islamico, fratello di un kamikaze, viene arrestato nel 2002 con altre 5 persone e portato davanti alla Corte d’assise meneghina con l’accusa di aver organizzato attentati terroristici in altri Paesi. Nel 2005 viene condannato a 4 anni e 6 mesi, ma per associazione per delinquere e non per terrorismo internazionale. Nello stesso anno arriva anche la condanna in contumacia del tribunale militare di Tunisi a 20 anni, per appartenenza ad organizzazione terroristica internazionale. La Procura ricorre in appello, ma nel 2006 Nassim torna in libertà. Il Viminale, sulla base della legge Pisanu, ordina la sua espulsione e lo fa rinchiudere nel Centro di permanenza temporanea di Milano. La sua richiesta di asilo politico viene respinta. Nassim ricorre a Strasburgo e l’espulsione viene sospesa. Il 7 febbraio la condanna in appello è ad 8 anni e 10 mesi per associazione terroristica internazionale, 20 giorni dopo il tunisino viene di nuovo arrestato. E rimarrà nelle nostre carceri.