E tra divi e sex symbol spunta il dannato Mel Gibson

Stelle, strass, Festival di Cannes: dopodomani partirà in pompa magna, sotto il sole della Costa Azzurra, il più elegante carrozzone della Settima Arte. E fino al 22, sarà un’orgia di tappeti rossi per le celebrità del cinema d’ogni parte del globo. Già a partire dalla giuria, in questa 64esima edizione presieduta da Robert De Niro, si respira polvere di stelle della più fina.

A giudicare le pellicole in concorso, Uma Thurman e il tenebroso Jude Lawe, in compagnia del redivivo Bernardo Bertolucci, sulla Croisette in sedia a rotelle, ma pronto a girare il suo primo film in 3D, finite le fatiche cannensi. Alla giuria prestigiosa corrisponde una sfilata d’attori d’alto bordo. A presentare il film d’apertura, quel Midnight in Paris firmato Woody Allen, chiacchierato per la particina di Carla Bruni (assente giustificata: aspetta due gemelli, pare), sarà Adrien Brody, premio Oscar per Il pianista.

Ma non è lui il maschio più in vista, nonostante il nasone. Due assi della bellezza virile internazionale calano dall'alto dell’«albero della vita» di Terrence Malick: parliamo del biondo Brad Pitt e del moro Sean Penn, insieme per la prima volta nel mélo sentimentale The tree of life. Mai binomio fu più azzeccato: l’eterno ragazzo e l'eterno maledetto, in lotta per la Palma d’oro. E i paparazzi sperano che Penn, protagonista pure del film di Paolo Sorrentino This must be the place (in concorso), si materializzi avvinghiato alla sua ultima fiamma, la platinata Scarlett Johansson. Anche il macho Antonio Banderas fa il bis, presente nel film di Pedro Almodovar (La piel que habito) e nel Gatto con gli stivali, con Salma Hayek. Sul versante iberico, sfila ancora Penelope Cruz, con Johnny Depp in Pirati dei Caraibi 4. Certo, occhi puntati pure su Mel Gibson, che - per una volta - non fa parlare di sé causa alcol, o antisemitismo, bensì per The beaver, terzo film da regista di Jodie Foster, dove Braveheart parla - da ventriloquo - tramite un castoro di peluche. Un altro che a Cannes cerca riscatto è il biondissimo Owen Wilson: basta con i suicidi tentati, è ora di recitare sul serio. Il male fa più rumore, però, sicché riecco Kirsten Dunst: già vergine suicida, poi regina decapitata (in Marie Antoinette), nel film di Lars von Trier Melancholia l’attrice farà nuovamente la vittima. Mezze vittime, però non senza colpa, l’australiana emergente Emily Browning e l’ex-ragazza di Nanni Moretti, la romana Jasmine Trinca: entrambe bionde, entrambe in film sui bordelli dei bei tempi andati (rispettivamente, Sleeping beauty e Apollonide). Ma le signore, in tanto prezzolato erotismo? Ci sono e si chiamano Catherine Deneuve (con la figlia Chiara Mastroianni, in lizza con Les Biens Aimées); Sharon Stone (batterà l’asta dell’Amfar) e Tilda Swinton, che tanto lady non sembra, data la proverbiale androginia del soggetto.