E il dizionario anti-cult irride Malick e Jarmush

Una coppia di scrittori americani spiega con molto humor i fondamenti del cinema ai non esperti

Avete mai visto Blue, il film-testamento del regista inglese Derek Jarman, quello in cui sullo schermo completamente blu e senza immagini per 78 minuti tre attori leggono brani del diario che il regista scrisse mentre stava morendo di Aids? Potete vantare nel vostro palmarès di spettatori almeno dieci film rappresentativi della nouvelle vague iraniana? E sapevate che Peter Jackson, l’autore neozelandese della trilogia del Signore degli Anelli girò nel ’92 il film culto Gli schizzacervelli, inquietante zombi-movie di una violenza inaudita? Se le vostre risposte sono tutte «no», allora siete i lettori perfetti del Dizionario Snob del Cinema (Sellerio, pagg. 178, euro 10) scritto dai critici cinematografici newyorkesi, e inguaribili cinefili superchic, David Kamp e Lawrence Levi, i quali rinunciando per una volta a godersi in solitudine visione e decostruzione dei film-capisaldo del collettivo danese «Dogma 95», hanno deciso di degnare anche i compassionevoli cinespettatori da Blockbuster della loro attenzione. Cercando, questa è l’intenzione, di colmare il gap che separa i raffinati Snob della settima arte dagli affitta-cassette della serie Mamma ho perso l’aereo. Ovvero, detto in altri termini, far sì che «il lettore intimidito dalle parole “Espressionismo tedesco” possa finalmente decidersi di noleggiare il godibilissimo M di Fritz Lang ma allo stesso tempo liberarsi dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway».
E così, dalla A di James Agee (scrittore degli anni Quaranta che esaltò i comici del muto quando ormai non se li filava più nessuno) alla Z di Z Channel (benemerita tv via cavo che con i suoi improbabili repêchage ha formato negli anni Settanta una generazione di aspiranti cineasti, Quentin Tarantino e Alexander Payne in testa), il duo Kamp-Levi mette in fila le parole-chiave - pellicole culto, autori dimenticati, correnti semisconosciute, versioni segrete di opere celebri - che il vero amante di cinema non può non conoscere, per proprio piacere personale e per non sfigurare di fronte a fanzinari e cinefili-snob. Quelli che siedono sempre e solo in terza fila (unico posto in cui si può apprezzare pienamente la mise-en-scène) e vi guardano dall’alto in basso se invece di noleggiare la versione di quattro ore del Mucchio Selvaggio creduta persa e recuperata nel ’74 da Jerry Harvey (il capoccia di Z Channel di cui sopra) ve ne uscite dalla videoteca con una copia di A Beautiful Mind nel sacchetto...
Non è vero, insomma, che il pubblico è stupido e non si può educare: mettendosi d’impegno si può cercare di trasformare un fan di Julia Roberts e Brad Pitt in un intenditore del nuovo cinema russo post-89, piuttosto che del genere wrestling messicano, bizzarro filone trash degli anni Sessanta che vedeva lottatori mascherati alle prese con zombi, robot, mummie e vampiresse. Basta insegnargli i fondamentali, ad esempio: che vedere i lungometraggi di Andrei Tarkovskij è più che altro una scelta di vita; che se proprio non ve la sentite di sopportare l’intera produzione nazi-exploitation non potete rinunciare a un classico come Ilsa la belva delle SS; che Atom Egoyan e Terrence Malick («il Salinger della celluloide»), rimangono sì dei Maestri, ma che fa ancora più fine citare, chessò, lo spagnolo Jesus Franco o il padre del cinema lisergico Robert Downey senior; che ormai anche il Sundance Film Festival è asservito al potere hollywoodiano e quindi da lì non esce più nulla di buono; che è meglio non fare troppo gli schifati con la famiglia Argento e il Gualtiero Jacopetti di Mondo Cane perché oltre Oceano - dove il vero cine-snob si distingue da come pronuncia Cinecittà - sono intoccabili... E qui ci fermiamo.
Per i sonnambuli, quelli che fanno le ore piccole sulle videocassette d’annata di Fuori orario, vale la pena però segnalare i «contenuti speciali» in appendice al Dizionario snob, questi sì davvero imperdibili, ovvero: come distinguere il cinema da un semplice film (ad esempio, «È un film se è in bianco e nero perché è vecchio. È cinema se è in bianco e nero perché è di Jarmusch», oppure «Tom Waits non farà mai un film mentre Tom Hanks non farà mai del cinema»), la lista dei dieci capolavori perduti (come Kaleidoscope di Hitchcock boicottato dalla Universal e di cui rimane un’ora circa senza sonoro di cui ogni tanto vengono proiettati spezzoni in salette riservate davanti a un pubblico snob con la bava alla bocca) e l’elenco degli unici sequel la cui visione è ammessa dagli snob: assolutamente da buttare quelli di Matrix, da conservare quelli di Per un pugno di dollari. Anche se Leone è solo una brutta copia di Sergio Corbucci, ma questo si sa.