E la dolce Amélie si trasformò in guerriera

Batte la Pierce e i suoi fantasmi. La storia di «cuor di coniglio» trasformata in cuor di leone. Lo scandalo gay. E la cura Noah

«Amélie la dolce» ha vinto a Los Angeles la prima grande finale tutta francese della storia del tennis. Ha vinto il suo primo Master battendo Mary Pierce 5-7/7-6/6-4. Ha vinto 1 milione di dollari. Soprattutto ha vinto una grande prova a dispetto di tutti coloro che la consideravano un «cuor di coniglio». Tutti sapevano quanto Amelie fosse forte. In realtà, nulla mancava al suo gioco classico e moderno. Ineccepibile la gestualità tennistica. Stupendo il rovescio perfettamente eseguito. Ottima la dinamicità nel servizio. Deliziosa la purezza della volée. Eppure il livello del tennis, al quale i tecnici erano costretti ad assegnare un punteggio altissimo, non si adeguava ai risultati. Il tennis è una disciplina che mal si adatta all’aritmetica: il giocatore che fa più punti non è detto che vinca. Per colpa delle sfumature, alle quali unisco la paura che attanaglia nei momenti della verità, la Mauresmo a 26 anni non era ancora riuscita ad ottenere il risultato che l’innegabile talento avrebbe potuto regalarle.
Ho cenato con Amélie al Foro Italico ed è stata una scoperta piacevole. È una donna colta, intelligente, sensibile, che qualche anno fa proprio a Roma decise di devolvere parte del premio guadagnato nel doppio in favore di un bambino italiano gravemente infortunato. Si tratta di una sportiva nel vero senso della parola: scia, corre in go-kart, ama il surf e va a cavallo. A quattro anni, davanti a un televisore, vide Yannick Noah vincere Roland Garros e decise di diventare una tennista. Era il 1983. Nel 1999, da assoluta outsider, arrivò in finale negli Australian Open perdendo solo da Martina Hingis. Fu allora che il mondo scoprì il suo talento.
Qualche mese più tardi in Francia scoppiò lo scandalo: Amélie aveva dichiarato di essere gay! Da allora è passato molto tempo. Lei ha fatto una strepitosa carriera alla quale però mancano ancora i titoli del Grande Slam. Di Yannick Noah è diventata molto amica. Il celebre tennista le ha fatto da coach al Roland Garros, per aiutarla a superare i momenti di panico. Domenica è stato lui tra i primi a telefonare per congratularsi. Amélie è superstiziosa. Ama il 13! Non a caso il 13 settembre del 2004 è diventata n.1 del mondo e il 13 novembre di quest’anno ha vinto il Master.
La Mauresmo ha battuto Mary Pierce in una finale dura. Nel tie break del secondo set Amélie si è trovata a un passo dal baratro. La differenza l’ha fatta un punto strappato all’avversaria sul servizio. Leggendo lo score ci si accorge che la vittoria e la sconfitta separano le due atlete di due piccoli quindici: 124 punti per la Mauresmo, 122 per Mary Pierce. «È la vittoria più bella della mia vita - ha dichiarato Amélie - è il momento più emozionante. La conferma che aspettavo. Una splendida ricompensa. Sono orgogliosa di come ho combattuto, di come mi sono aggrappata al match. È stata una partita lunghissima in cui ho sofferto molto». Un traguardo che potrebbe proiettarla in una nuova dimensione. Amélie ha dimostrato di possedere il cuore di un leone, non quello di un coniglio. Di questo Noah era convinto.