E le donne della Margherita restano a casa

«Manifestazione sbagliata». Pera: «L’aborto è come un piccolo omicidio». Documento di Fi, senza la firma della Prestigiacomo

Sabrina Cottone

da Milano

Bandiere rosse, tantissime, e come colonna sonora O bella ciao. Lì per lì è difficile capire che le centomila persone in sfilata per il centro di Milano manifestano per la difesa della 194, la legge sull’aborto. Poi si arriva nel cuore del corteo e ecco un’infilata di slogan che sembrano piombare da venticinque anni fa, quando l’Italia si preparava al referendum del maggio 1981. I cartelli dicono «no al controllo del corpo della donna», «libere di scegliere», «la libertà femminile all’origine della vita», un più attuale «giù le mani dalla 194» e un immaginifico «vogliamo la Papessa».
Poche ore dopo, ai microfoni del Tg5, arriva la condanna del presidente del Senato, l’azzurro Marcello Pera: «È un piccolo omicidio, credo che il problema sia aiutare le donne a non abortire». In piazza molti politici di sinistra, ma come sempre il tema agita le coscienze e spacca gli schieramenti. Così le donne della Margherita lombarda (a differenza degli uomini del partito come Nando Dalla Chiesa) si sono dissociate con un comunicato firmato tra le altre da Patrizia Toia, Emanuela Baio Dossi e Maria Grazia Fabrizio, definendo «una forzatura» la manifestazione che «difende una legge che nessuno vuole abrogare».
Una posizione che le vede vicine alle azzurre di Forza Italia («la legge 194 non è in discussione» e «l’aborto non può e non deve essere strumentalizzato come terreno di scontro elettorale») anche nel voler valorizzare la parte della legge che si occupa di evitare il ricorso all’aborto. Per la Margherita la senatrice Baio, componente della commissione Sanità, spiega che la protesta è «sbagliata, inopportuna e inefficace, perché nessuno ha messo in discussione la 194, che semmai va applicata meglio nei suoi primi due paragrafi, dove si parla di educazione e prevenzione». Il modello della Baio è la Mangiagalli, la clinica ginecologica milanese in cui da anni operano i volontari del Movimento per la vita: «Se, e solo se, lo desidera, la donna che chiede di abortire può parlare con uno psicologo o con un rappresentante del Movimento. E tutto ciò avviene in pieno accordo con i medici abortisti». E però anche in Forza Italia non tutti sono d’accordo, perché tra le firme delle azzurre che liquidano la questione come «guerra ingiustificata a un nemico immaginario» spicca l’assenza del ministro delle Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, e ancora quelle di Tiziana Maiolo e Margherita Boniver. Il ministro delle Pari Opportunità chiarisce: «La grande partecipazione alla manifestazione in difesa della 194 deve far riflettere. Un tema questo che non può essere ascritto da una parte politica, ma che investe tutta la società». Anche la Maiolo spiega perché non ha voluto firmare: «Se non fosse diventata un’iniziativa di parte, avrei potuto andare anche io alla manifestazione, perché anche io sono preoccupata per l’eccessiva attenzione alla legge 194». Una legge da difendere anche da chi chiede di «applicarla pienamente», come fanno le sue colleghe di partito: «Sappiamo tutti che cosa vuol dire e sono convinta che la presenza di volontari del Movimento della vita sia un problema in più per chi ha deciso di compiere una scelta come l’aborto, già di per sé drammatica».