E due italiani su tre (leghisti compresi) vogliono il bipolarismo

Meglio il bipolarismo. Il cerchio si chiude con la nascita del partito unico del Pdl, incontrando le preferenze della larga maggioranza del Paese. Un percorso condiviso da due elettori su tre, secondo lo studio dell’istituto Ferrari Nasi & Associati di Milano. Ad oggi, il 68,7% degli elettori vorrebbe un appuntamento alle urne «con due soli partiti o schieramenti». A prediligere una sorta di oligopolio politico è invece il 18,9% degli intervistati, favorevoli all’esistenza di «solo pochi grandi partiti». Meno di uno su dieci (9,9%) ha nostalgia «di tutti i partiti, anche quelli piccoli», contro ogni sbarramento. Promosso a pieni voti, dunque, il modello bipolare. Negli ultimi due anni e mezzo - altra indicazione interessante - gli italiani avrebbero sempre avuto, in proposito, le idee chiare. Coloro i quali oggi scelgono un sistema limitato a due schieramenti erano gli stessi nel novembre 2006 (68,7% contro 68,4%): al governo c’era Prodi con lo strascico di partitini che accompagnava la sua debole maggioranza.
Quanto alle appartenenze di partito all’interno del campione, tra i più entusiasti del bipolarismo sono proprio gli elettori della Lega Nord (85,5%). Per la serie: fateci entrare nel partito unico, alla faccia dello «smarcamento» dal Pdl spesso attribuito al popolo del Carroccio. Sul bipolarismo sintonia totale tra la «base» di An e quella di Forza Italia (rispettivamente 86,7 e 84%). L’opposto nel Pd, dove un margheritino su tre non nasconde di rimpiangere più di due grandi partiti sulla scena politica. A rivendicare la macedonia elettorale del passato resta ormai soltanto la maggioranza (nemmeno ampia, il 57,9%) degli elettori di Rifondazione. E non dite a Di Pietro che più della metà degli aficionados Idv (52,9%) vogliono pure loro due schieramenti e basta. Lui, che gioca a fare l’oppositore pure con gli alleati democratici, ci resterebbe davvero male.