E in Edison va in scena la provocazione di Edf ai soci italiani

Proprio mentre Italia e Francia vivono giorni di massima tensione, da Parigi arriva a Milano un’altra provocazione. Quasi uno schiaffo. La vicenda è quella del riassetto Edison, società energetica che rappresenta la contesa economica oggi più viva tra i due Paesi. I francesi alzano il tiro e propongono di liquidare i soci italiani con un piatto di lenticchie che è stato prontamente rispedito al mittente.
La scadenza per un accordo è il 31 ottobre. Poi è prevista un’asta competitiva. Se Parigi, 10 giorni fa, aveva respinto le proposte informali di valorizzare la quota di Delmi (che rappresenta il 30% italiano di Edf) 1,5 euro ad azione, ieri il presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, Graziano Tarantini ha respinto come «irricevibile» la nuova proposta illustrata dal direttore finanziario di Edf, Thomas Piquemal. Gli italiani, guidati da A2A, prendono ancora come base di partenza gli accordi del marzo scorso, «congelati» dal governo per la concomitanza con altri tavoli italo-francesi (Bulgari-Lvmh, Parmalat-Lactalis); anche Edf ammette che sono ancora sul tavolo, ma ieri ha spinto con forza su una nuova configurazione del «divorzio». Nell’incontro di ieri tra Piquemal e il direttore generale di A2A, Renato Ravanelli, è stata illustrata la nuova proposta francese, di cui è stato informato il governo italiano nella persona del ministro Paolo Romani. Questa prevede la possibilità per gli italiani di cedere il loro 30% ai francesi nell’arco di tre anni, senza un prezzo prefissato, ma parametrato alla redditività di compagnie energetiche comparabili; in cambio delle quote di A2A e Iren in Edipower (10 e 20% rispettivamente), Edf cederebbe il 100% di Edens, società specializzata nelle fonti rinnovabili, più un’opzione per la centrale idroelettrica di Mese (in provincia di Sondrio). Edf sottolinea ufficialmente, nel proprio comunicato, di voler mantenere l’identità italiana di Edison, la sede in Italia, la quotazione a Piazza Affari, forte base azionaria italiana: tutto questo è espresso in un comunicato diffuso in inglese e in francese, ma non in italiano. Il titolo ieri in Borsa ha perso il 5,96 (con punte a -9%), mentre A2A ha ceduto l’1,99 per cento.
Oggi Edf controlla, direttamente e indirettamente, il 50% di Edison, e assorbendo le quote di Delmi salirebbe a un massimo dell’80 per cento. Ma chiederà alla Consob l’esonero dall'Opa obbligatoria. Edf, prima di (eventualmente) procedere, invierà alla Consob un quesito per orientare i propri comportamenti. La materia è strettamente regolata, ma comunque opinabile: va ricordato che nella vicenda Groupama-Fonsai (guarda caso, altro capitolo italo-francese) l’interpretazione formale negava l’Opa, quella sostanziale la prevedeva: e la Consob si pronunciò in via sostanziale.
Ieri, Edf ha enfatizzato la sua «nuova» proposta, lasciando in secondo piano gli accordi già quasi fatti a marzo; quelli , invece, che gli italiani intendono migliorare. La proposta illustrata ieri appare, invece, peggiorativa: scompare, soprattutto, uno scorporo di alcune delle nove centrali di Edipower, che resterebbero invece tutte nel portafoglio Edison-Edf. Questo ad A2A e soci non piace, come non piace la vaghezza del concambio in denaro e il rischio di rimanere per tre anni senza dividendi. Giovedì consiglio di sorveglianza e cda di A2A analizzeranno la nuova situazione. A quel punto la parola spetterà alla parte italiana.