E gli editori si spaccano sulle news a pagamento

nostro inviato a Bagnaia (Siena)
È la stampa, bellezza. La vuoi leggere in tempo reale, sul portatile, sul telefonino, sullo schermo tv in bagno o in camera da letto? Insomma, vuoi il giornale on-line? E allora, caro, devi pagare. Dare moneta, vedere cammello. Lo ha proposto l'altro giorno Rupert Murdoch: l'informazione gratuita, afferma lo Squalo, non è più sostenibile. Lo dicono pure gli americani, che già hanno previsto il giorno esatto di quando verrà stampata l'ultima copia della Washington Post e del New York Times. E gli italiani? Il fronte è diviso. Se per John Elkann «la strada da percorrere è sicuramente questa», per il Ferruccio De Bortoli «chi oggi caccia di tasca un euro per comprare un quotidiano, è un eroe».
Notizie, notizie ovunque. Più o meno serie, più o meno verificate, ma le notizie ormai trasudano da ogni poro informatico. Tutti sul web, proprio mentre il vecchio giornale è in crisi di soldi, di pubblicità e di vendite. A non leggere più sono ormai i ragazzi, anche quelli più colti, anche quelli che ogni anno si incontrano a Bagnaia di Siena per il convegno «Crescere tra le righe» dell'osservatorio giovani-editori. Due giorni di vertici, domande, tavole rotonde, interviste, due giorni per capire e dibattere se la stampa ha ancora futuro. Ampio il parterre. Politici: Gianfranco Fini, Massimo D'Alema, Franco Frattini, Maurizio Gasparri, Paolo Bonaiuti. Editori: Fedele Confalonieri, Antonello Perricone, il padrone di casa Andrea Riffeser, Claudio Calabi, Maurizio Costa. Direttori di giornali: Mario Giordano, Ferruccio de Bortoli, Mario Calabresi, Pierluigi Visci, Maurizio Belpietro, Roberto Napoletano. Editors Usa: Tom Curley presidente dell'Associated Press e Leonard Downie, numero due della WP. Industriali e banchieri: Cesare Romiti, Marco Tronchetti Provera, Diego Della Valle, Giuseppe Musari, Giovanni Bazoli. Prelati. Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della cultura.
Tutti al capezzale dei giornali. Crescere tra le righe o tra le rughe, come ironizza il pessimista de Bortoli? Il direttore del Corriere vede speranza solo in un'interazione tra carta, web e tv e propone di far pagare solo i servizi personalizzati e le consulenze. Giancarlo Cerutti, presidente del Sole-24 Ore, è favorevole al pagamento ma con gradualità. Paolo Mieli vuole recuperare l'aspetto fondamentale dell'informazione «la verifica della notizia che a sua volta è una garanzia per la democrazia».
Tra i grandi accusati, oltre Internet, oltre alla tv, c'è la free press. Il periodo e buio, anche se Confalonieri ricorda che il problema è vecchio. «Pure vent'anni fa in Italia si vendevano soltanto cinque milioni di copie di giornali. E la tv non ha sottratto risorse pubblicitarie, semmai ha allargato il mercato». Ma nessuno ha la ricetta magica. E capita che Franco Siddi, segretario della Fnsi, proponga di collegare tutto, diritto d'autore, quotidiani, informazione on linea, agganciandoli insieme e sottoponendolo a una specie di marchio di fabbrica redazional-industriale. È la stampa, bellezza.