E dopo le elementari

Passerà anche il cinico folklore dei bambini in piazza, costretti dalle maestre a manifestare, e forse un giorno quelle stesse parti sociali e politiche che oggi per i propri interessi non si vergognano a strumentalizzare i bambini avranno anche l’onestà di ricordare le perplessità e le polemiche che non molti anni esse stesse avanzarono quando fu presa la decisione di moltiplicare i maestri.
Passerà il folklore e ci troveremo di fronte ai reali problemi della scuola media e superiore che andranno affrontati con la massima chiarezza degli obiettivi da raggiungere. Innanzitutto va sottolineato il pragmatismo e lodata la semplicità che caratterizzano le iniziative del ministro Gelmini. Pragmatismo e semplicità che sono fondamentali per due motivi: per indirizzare quelle famiglie, oggi molto disorientate, che vogliono responsabilmente seguire i loro figli e hanno bisogno di capire cosa succede nella scuola, quale sia l’iter migliore che i ragazzi devono seguire per la loro formazione; e poi per istituire proficue e non velleitarie (come le odierne) collaborazioni tra scuola e famiglia.
In secondo luogo, si dovrà proseguire la riforma Moratti là dove veniva restituita dignità al lavoro. La scuola di oggi manda ai giovani un messaggio non solo fasullo, ma anche perverso: è come se dicesse che è necessario arrivare al diploma di maturità a tutti i costi e che andare a lavorare senza maturità è indecoroso. Il lavoro è, così, svilito in nome di una formazione scolastica che, alla fine, illude di fornire una valida preparazione culturale e, oltretutto, non offre alcuna professionalità. Dunque, scuole professionali che abbiano certamente canali perché si possa passare in ogni momento all’istruzione liceale, ma che dia l’opportunità ai giovani di andare a lavorare a 18 anni e non a 30.
Terzo punto. Non si dovrebbero indebolire le strutture didattiche esistenti, ma semmai potenziarle. I licei e gli istituti tecnici hanno costruito nel corso della nostra storia nazionale importanti stratificazioni sociali: i primi iniziando la formazione d’eccellenza, i secondi preparando a professioni come quelle dei geometri e dei ragionieri. Queste scuole vanno aggiornate, rese più competitive, non abolite.
Quarto punto. Da qualunque parte si voglia affrontare la questione, una buona scuola è tale se dispone di bravi insegnanti. La politica sindacale da trent’anni ha massificato il ruolo docente, non ha puntato alla qualità ma alla quantità, ha considerato la distinzione di merito come un reato contro l’idea di giustizia, ha degradato la professione proletarizzandola invece di sostenerla economicamente per renderla rispettabile agli occhi della società. La linea Brunetta-Gelmini sull’impiego pubblico e, nello specifico, scolastico è decisiva e va perseguita senza esitazioni. In una fase di transizione (necessaria) sarà molto meglio avere classi affollate perché diminuiscono gli insegnanti, che però saranno ben selezionati e ben pagati, piuttosto che avere pochi studenti per molti insegnanti, mal pagati e dequalificati.
Quinto punto. La scuola non può evitare il confronto con altre fonti della comunicazione, come per esempio la televisione. Se ingaggia una lotta contro la televisione in nome della purezza della cultura, della scienza e della tradizione, la scuola è destinata a soccombere. Poiché il ministero dell’Istruzione ha spazi specifici nel sistema televisivo pubblico, li utilizzi con sempre maggiore competenza professionale. Ma deve diventare convinzione diffusa tra gli insegnanti che la televisione, anche quella attuale, può, con alcuni programmi, essere di aiuto alla didattica. Naturalmente, in questo caso, sarà la sensibilità dei docenti a cogliere le migliori opportunità per avere nella televisione un’alleata e non una nemica.
Sesto e ultimo punto. Scuola e socializzazione. Inutile sprecare parole sul fatto che la scuola sta diventando il luogo principale della socializzazione dei giovani, proprio perché il mercato del lavoro annulla quasi totalmente la presenza dei genitori nelle ore pomeridiane. Allora, mentre per quanto riguarda il miglioramento della didattica dobbiamo prendere esempio dai Paesi europei, sulla questione della socializzazione nella scuola dobbiamo guardare agli Stati Uniti. Sport e attività ricreative, come quelle dell’artigianato, tengono i giovani impegnati in una costante relazione socializzante che può arginare tendenze alla violenza o all’assunzione di droghe.
Dunque, sarà proprio la scuola media e superiore un importante banco di prova del governo che dovrà restituire alla società giovani formati al lavoro, preparati per essere classe dirigente, pronti alla sfida sull’eccellenza nella ricerca scientifica per poter competere con i loro coetanei a livello internazionale.