E Fantetti, primo escluso, si prepara per il Senato

RomaÈ arrivato il suo momento: Raffaele Fantetti, avvocato il cui nome a prima vista non dice molto al grande pubblico, varcherà tra pochi giorni il portone di Palazzo Madama come trecentoquindicesimo senatore della Repubblica. Dall’anonimato ai velluti rossi, da due anni di ricorsi all’investitura. Rabbia e attesa, un sito che compare ancora su Google come se le elezioni fossero appena avvenute: votafantetti.org.
Perché lui, Fantetti, nella vittoria ha creduto fino in fondo. Mentre il Senato gli congelava per tre volte le speranze, decidendo di non consegnare il senatore Nicola Di Girolamo alla giustizia, Fantetti non si arrendeva. Attendeva che il suo ricorso fosse accolto da qualcuno.
Adesso è l’uomo nuovo, spuntato all’improvviso dalle ceneri di un rogo giudiziario che ha travolto un senatore e gli alti vertici della telefonia. Così vuole il regolamento: primo dei non eletti del Pdl nella circoscrizione Europa alle elezioni politiche con 20.400 voti, Fantetti Raffaele, 44 anni, nato a Roma, residente a Londra dal 1992, subentra al probabile dimissionario Di Girolamo Nicola.
Da Fantetti, in fondo, è partita tutta questa storia o, almeno, la parte dell’inchiesta «broker» che lambisce la politica. Fu Fantetti a presentare il primo ricorso contro Di Girolamo, il 12 maggio del 2008, alla giunta per le immunità del Senato, contestando una falsa residenza a Bruxelles. Così scriveva Fantetti: «Mentre il Di Girolamo dichiarava alle autorità italiane di essere residente presso il Comune di Etterbeek, in Avenue de Tervuren 143, da una richiesta di accesso da me effettuata risulta che quell’indirizzo non dipenda dal municipio di Etterbeek, ma da quello limitrofo di Woluwe St. Pierre, nel quale il Di Girolamo ha presentato richiesta di trasferimento di residenza solo in data 8 maggio 2008!». Un comportamento «del tutto illegittimo», e che doveva determinare «la decadenza del Di Girolamo dalla carica di Senatore».
Ventidue mesi dopo, Fantetti sta per ottenere giustizia.
Forse non sembra vero neppure a lui, come quando si sogna troppo qualcosa e, alla fine, nel momento in cui il sogno si avvera, si sente soltanto un senso di vertigine. «Per ora non parla perché non vuol fare sciacallaggio politico», spiega il suo avvocato, Alessandro Tozzi.