E Fassino corteggia il centro

da Milano

Cammina lungo i sentieri della Festa dell’Unità come su un tappeto di uova. E a ogni passo Piero Fassino tenta equilibrismi per non sbriciolare la maggioranza, che in Lombardia è più insoddisfatta che altrove. Prima a Brescia, poi a Milano, il commissario liquidatore di Ds si sottopone a una sequenza di domande faticose che scatenano risposte paradossali. I ministri in piazza? «Inopportuno, è una questione di buonsenso». Romano Prodi che dice: «Prima i conti a posto e poi il taglio delle tasse»? Un governo monocolore targato Pd dopo le primarie che il 14 ottobre porteranno al voto due milioni di elettori? «Chiacchiericcio», taglia corto. Nel Nord di cui Umberto Bossi vagheggia lo sciopero fiscale, il segretario dei Ds non può che dissociarsi («non sta né in cielo, né in terra», attacca Fassino), anche a costo di promettere l’impossibile: taglio delle spese e riduzione delle tasse in un colpo solo. «Bisogna fare tutte e due le cose. Noi possiamo fare una Finanziaria più leggera di quella dello scorso anno, che è stata molto impegnativa e ambiziosa», spiega. Parole che stridono con i rigorismi del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, già sponsorizzati dal premier.
Non è facile per Fassino spiegare ai ds - in triste attesa dell’eutanasia della Quercia - che il presente (e il futuro) del Partito democratico è fatto di liti a sinistra. «Le Feste dell’Unità continueranno a esserci - rassicura -. Unità è una parola che è entrata nel lessico e persino i pubblicitari sanno che un italiano su due partecipa alle Feste dell’Unità. Parliamoci chiaro: le Feste dell’Unità si chiameranno come decideranno quelli che le feste le organizzano». Poi il segretario ds parla dei membri del governo che minacciano di scendere in piazza per il welfare e contro se stessi. «Non si tratta di mandare i carabinieri a casa di nessun ministro per impedirgli di fare qualcosa - dice quasi sconsolato -, si tratta di avere quel tanto di buonsenso e sensibilità, da parte di chi fa il ministro, di capire che è meglio non partecipare a una manifestazione che contesta il governo di cui si è parte». Un appello al buonsenso che si aggiunge al quaderno dei sogni, alla Finanziaria che non avrà lacrime né sangue, al roseo futuro che attende il Paese. A Brescia il leader della Quercia corteggia i centristi, soprattutto nelle regioni «azzurre»: «In Lombardia, Veneto ma anche in Sicilia - dice - il centrosinistra deve lavorare alla costruzione di un sistema di alleanze più largo, che gli consenta di essere maggioranza anche in questa parte cruciale del Paese».