E Fassino insulta gli avversari: «Irresponsabili e avventurieri»

Pisanu: «Sbagliato trascinare nella polemica il ministero dell’Interno»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Prodi e il centrosinistra hanno vinto le elezioni politiche e il presidente del Consiglio continua a non voler accettare la sconfitta. È un comportamento incomprensibile e irresponsabile». Ci è andato giù duro il segretario dei Ds, Piero Fassino, contro la richiesta avanzata dal premier Silvio Berlusconi di verificare le schede elettorali contestate che potrebbero risultare decisive ai fini dell’esito del voto. «Riteniamo che debba essere abbandonata dalla destra la linea avventurista, accettando di riconoscere l’esito elettorale», ha aggiunto Fassino, schierato in pole positition nel totoministri dell’Unione.
Il leader del Botteghino ha chiamato in causa anche il ministro dell’Interno. «Sconcertante - ha sottolineato - che Pisanu non senta il dovere di difendere l’opera sua e della sua amministrazione e dire che tutto si è svolto in un clima sereno. È un atteggiamento incomprensibile dopo che Ciampi ha sottolineato la regolarità del voto». Solleticati, invece, gli altri alleati della Cdl. «Se perfino i suoi alleati si affrettano a dire che nessuno ha mai parlato di brogli (terminologia ampiamente precisata dallo stesso Berlusconi, ndr), vuol dire che anche nella Cdl si reputa che si è superato il limite accettabile nei toni polemici». Analisi politiche o captatio benevolentiae per una maggioranza già traballante? Fassino non lo ha spiegato.
Ragionata la replica di Palazzo Chigi affidata al sottosegretario Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente Berlusconi. «Fassino è nervoso e impaziente: non vuole aspettare la fine di una verifica scrupolosa sul risultato delle elezioni», ha sostenuto Bonaiuti. E poi due domande. «Perché quell’accusa di avventurismo? Continua ancora a demonizzare Berlusconi - ha aggiunto il sottosegretario - dopo che ha ottenuto il 50% del voto degli italiani e dopo che Forza Italia ha 7 punti in più del suo partito?».
«Denunciamo con forza un clima di intimidazione e minacce alimentato da esponenti della Casa delle Libertà e finalizzato a delegittimare il risultato elettorale», ha tuonato Luciano Violante da Palermo dove è risalito sul carro antimafia a due giorni dalla cattura di Bernardo Provenzano. E poi ha rincarato la dose. «Berlusconi - ha aggiunto - va contro il suo ministro dell’Interno e gli organi dello Stato riempiendoci di ridicolo davanti all’opinione pubblica internazionale». Mentre l’ex presidente della Camera esplicava tutta la sua dose di fair play, da Bologna il Professore predicava «sangue freddo e calma», consapevole di essere sulla strada verso Palazzo Chigi in posizioni di minoranza. Il carico da undici lo ha giocato il segretario dei Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto. «Berlusconi è davvero una minaccia e un pericolo per la democrazia».
Il duplice colpo mediatico dei Ds ha determinato una ferma reazione in Via dell’Umiltà. «Violante e compagni stanno perdendo il controllo, terrorizzati dal rispetto della democrazia. Il presidente Berlusconi sta solo chiedendo doverosamente l’accertamento dei voti, come vuole e prevede la legge, nel pieno rispetto della volontà democratica dei cittadini. È inutile che Fassino continui a strillare seminando zizzania», ha precisato Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. Leguleio il coordinatore pugliese di Fi, Raffaele Fitto, vero artefice del recupero della Cdl nel tacco d’Italia. «Alla Camera aspettiamo le necessarie verifiche e, se necessario, chiederemo di rivedere le schede elettorali», ha detto. «E meno male che la sinistra continua a proporsi come elemento di pacificazione del Paese», ha commentato il sottosegretario alla Giustizia, Jole Santelli.
«Di sconcertante e sorprendente in tutta questa vicenda è il duro attacco sferrato dal segretario dei Ds, Piero Fassino, contro Berlusconi e Pisanu», ha ribattuto il segretario della Nuova Dc, Gianfranco Rotondi. «Qui - ha aggiunto - tutti si riempiono la bocca di belle parole sul clima sereno da ritrovare dopo la campagna elettorale, ma poi alla prima occasione si tende a polemizzare oltre misura per una richiesta democraticamente legittima avanzata da Berlusconi». Un atteggiamento, per usare le stesse parole di Rotondi, «fuori luogo, paradossale e molto discutibile».