E Fassino pensa già a colpire il premier

Il leader ds: «Per Mediaset faremo una legge sul conflitto d’interessi partendo dal “blind trust” scelto dal governatore Draghi»

Luca Telese

da Roma

Ne aveva già parlato, con un accenno durante il forum con i lettori del Corriere della Sera, la settimana scorsa. Ma ieri, ai microfoni di Radio Radicale, Piero Fassino ha sciolto ogni dubbio: i Ds, in caso di vittoria dell’Unione, vogliono ritoccare la normativa sul conflitto di interessi, restringendo le attuali potenzialità di Mediaset, il gruppo che appartiene a Silvio Berlusconi, per risolvere il conflitto di interessi che secondo l’Unione sarebbe innescato dalla sua rielezione. Un conflitto di interessi, ribadisce il segretario dei Ds, che l’attuale normativa, quella elaborata in questa legislatura dal ministro Franco Frattini non risolverebbe.
Ed è, questa, una posizione che ormai non sorprende, visto che il centrosinistra, dopo aver lasciato irrisolta la questione negli anni del suo governo, continua a dare segnali di un cambio di rotta in campagna elettorale: fra l’altro era stato proprio Romano Prodi, durante una puntata di Porta a porta di quindici giorni fa a ventilare per primo, sia pur indirettamente un altro dettaglio di non poco conto: mandare una delle tre reti Mediaset sul satellite («è evidente che l’attuale assetto... dovrebbe essere rivisto»). Di più: le voci delle ultime ore dicono che la Rizzoli, il gruppo editoriale che possiede il Corriere della Sera, sta pensando all’ipotesi di dotarsi anche di un canale televisivo, mentre è noto che La Repubblica ha già acquisito la vecchia Rete A.
Ma torniamo al segretario dei Ds e al conflitto di interessi. Il 31 marzo, durante la chat al Corriere Fassino aveva detto: «Non ci sarà nessuna piazzale Loreto, né una legge punitiva». E poi, per spiegarsi: «Nessuna misura contra personam, sarebbe opportuno adottare il metodo Draghi». Una dichiarazione che non era stata raccolta, dai giornali del giorno dopo, con l’enfasi desiderata dal numero uno del Botteghino. Così, ieri, con una nuova sottolineatura la frase adoperata da Fassino per rispondere ai microfoni di Radio Radicale è stata ancora più netta: «Né per né contro Berlusconi ma una legge per chiunque ne sia coinvolto».
Una frase apparentemente asettica, ma che acquista tutto un altro tono, se si pensa che l’unico leader coinvolto da un problema proprietario, nell’attuale quadro politico, è proprio Silvio Berlusconi. Così i Ds vogliono ribadire la loro posizione alla vigilia della campagna elettorale, sia per motivare gli elettori dello zoccolo antiberlusconiano a votare la Quercia, sia per prefigurare una decisione che sia gradualmente digerita. Anche stavolta il modello evocato è quello pensato da Bankitalia e del suo governatore, Mario Draghi. Prima di entrare in via Nazionale, l’ex vicepresidente di Morgan Stanley ha affidato la gestione del suo patrimonio a un blind trust controllato da un fondo fiduciario. «Mi pare un buon esempio - ha sottolineato il segretario dei Ds - comunque della nuova legge ne discuteremo serenamente, per giungere ad una normativa che eviti qualsiasi commistione di interessi che devono essere separati. Da Draghi arriva una lezione apprezzabile che indica una possibile soluzione».