E Fassino sfiducia il Professore: "Il governo si giudica ogni anno non ogni cinque"

Dopo la sconfitta (<strong><a href="/a.pic1?ID=181596">il Pd perde un voto su tre</a></strong>) è scontro a sinistra. Prodi: &quot;Fate come dico io o me ne vado&quot;. Bertinotti: &quot;Pensi a salari e pensioni&quot;. <a href="/video.pic1?ID=MB-290507"><strong><font color="#ff6600">GUARDA IL VIDEOEDITORIALE di Belpietro</font></strong></a><font color="#ff6600">.</font> Montezemolo: <strong><a href="/a.pic1?ID=181830">&quot;Continuerò a fare il manager&quot;</a></strong>

Roma – La pesante sconfitta elettorale riaccende lo scontro all’interno del centrosinistra. "Un governo si giudica ogni anno". Il segretario dei Ds, Piero Fassino, risponde così alle domande dei lettori del sito dell’Unità che gli chiedono un commento all’affermazione di Prodi secondo cui l’operato del governo si valuta dopo cinque anni. "Ci sono elezioni nel 2008, nel 2009, nel 2010 prima di quelle del 2011", ha aggiunto il segretario della Quercia intervenendo sulla chat organizzata dal sito del quotidiano.

Il premier: "Fate come dico io o me ne vado" Assediato dai propri alleati il Professore tenta una difesa d’ufficio. “Adesso basta. D’ora in poi cambia la musica. O si fa come dico io, o prendere o lasciare”. Dura la stoccata che il premier rifila alla maggioranza: “Come si fa a dare un’immagine di buon governo quando i ministri e gli alleati della tua maggioranza sono i primi a smontare i provvedimenti che prendi? Ormai il dissenso precede addirittura il provvedimento da cui si dissente”. E ancora sulla vita del governo: “Non va lontano, e non raccoglie consensi, se i primi a non riconoscere le sue iniziative e i suoi meriti sono quelli che ne fanno parte”. Secondo il premier “più si dissente, più si confonde e si delude l’elettorato”. Poi il professore fa la diagnosi all’Italia, dicendo che il Paese è malato: “Abbiamo un debito pubblico al 106% del Pil, un’evasione fiscale indecente, una crescita insufficiente, una produttività bassa, una carenza di infrastrutture. E come se non bastasse, un sistema politico frammentato e una legge elettorale scandalosa che ha solo acuito le divisioni tra i partiti”. Da qui la considerazione che “se nel Paese c’è la coscienza civica di tutto questo, allora possiamo ancora farcela. Altrimenti, avanti un altro”.

Bertinotti non ci sta: “Risposte inadeguate al Paese” Il lamento del premier secondo cui l’Italia è un Paese malato non convince il presidente della Camera. "Mi pare un’autodifesa. Il problema è comune a tutta l’Europa, quello che manca è una sua idea, un’immagine del futuro. Il punto è che le risposte sono inadeguate a questa malattia". Bertinotti va oltre la constatazione della malattia, azzarda una cura alternativa a quella indicata dal governo. Lo chiamo "consiglio", specificando che l’esecutivo "è libero di accettarlo o meno": dia risposte agli italiani su "due domande cruciali: le pensioni e la precarietà, altrimenti la politica va a casa. Io penso che qualcosa di sinistra oggi sia l’aumento dei salari" "Come ho cercato di dire, credo che la crisi - osserva Bertinotti - specie nel Nord sia una crisi profonda, crisi europea, di civiltà. Ma penso che non sia neanche possibile affrontarla senza affrontare la questione dei salari. E questo è un classico della sinistra".

Il premier replica a Fausto: no a ricette generiche "Il Paese non ha bisogno di ricette generiche, ma di ricette adatte per l’Italia". Romano Prodi risponde così in conferenza stampa a Varsavia ai cronisti che gli ricordavano le critiche mosse oggi dal presidente della Camera Fausto Bertinotti. "Io - ha detto Prodi - guardo la realtà e sono obbligato a tenerne conto". E, soprattutto, a tenere conto del debito pubblico, che, ha spiegato il premier, in Italia è del 106 per cento rispetto al Pil, mentre in altri paesi europei è del 40 per cento. "Non tenere conto del debito pubblico - ha detto Prodi - vuol dire rovinare il Paese".

"Vertice dell'Unione? Non ho ancora deciso" Poi il premier prende tempo: "Non ho ancora preso alcuna decisione in materia, sono qui a Varsavia e lavoro...". E non dice se e quando ci sarà la resa dei conti per la quale i "fretelli coltelli" della sinsitra si stanno preparando dopo la secca sconfitta elettorale alle amministrative.

Fioroni: "Nel Pd si decide insieme" Nel Pd le decisioni devono essere prese "tutti assieme", non è possibile che qualcuno ponga aut-aut. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni risponde così quando gli viene chiesto cosa pensi del "prendere o lasciare" pronunciato da Prodi: "Se in un partito non prendiamo nemmeno le decisioni assieme... - ribatte Fioroni - le decisioni vanno prese assieme e mi sembra che i bisogni del Paese siano prioritari rispetto a qualunque altro tipo di preoccupazione".

Mastella: "Dopo il terremoto ora Prodi diriga l'orchestra" "Questo risultato richiede al nostro Governo di cambiare marcia, di cambiare musica. Bisogna lasciare il direttore d’orchestra purché sappia farlo". Lo ha detto il leader dell’Udeur e ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Sulle amministrative: "Il terremoto c’è stato però non è successa l’Apocalisse. È possibile recuperare ma all’interno del Governo ci devono essere condizioni normali perché se già su ogni provvedimento della maggioranza c’è chi fa le pulci ad ogni atto non si va avanti".

Il Times: "Gli italiani hanno punito Prodi" Secondo il Times gli italiani hanno approfittato delle elezioni locali parziali per "punire Prodi", a capo di una coalizione di 9 partiti. La coalizione -scrive il quotidiano londinese- "va dai trotzkisti a (pochi) liberisti economici e litiga al suo interno su tutto, dai diritti dei gay alla spesa pubblica, dalle pensioni alle riforme regolatrici. Il voto - prosegue il Times - rispecchia i sondaggi secondo cui il 60% dell’elettorato non ha fiducia nella squadra di Prodi".