E il film di Muccino batte Stallone e De Niro

da New York

Il sogno americano di Gabriele Muccino è sempre più realtà. Anche gli incassi del week end natalizio confermano il momento magico di The Pursuit of Happyness, il film con Will Smith, arrivato a incassare finora quasi 70 milioni di dollari. Un record. Se il 2006 è stato l'anno di film americani come United 93 e di World Trade Center che hanno ricordato al mondo la tragedia dell'11 settembre e delle nuove meraviglie tecnologiche che hanno ammaliato grandi e piccini con gli effetti speciali dei pinguini danzanti di Happy Feet, è stato anche l’anno di un film molto diverso, soprattutto per il pubblico nero. Gli afro americani abituati a rispecchiarsi nelle comedies di Hollywood, nelle farse piene di goliardia eccessiva e volgare, hanno trovato nella pellicola in cui Will Smith interpreta un padre senza lavoro che diventa broker un messaggio inedito: non bisogna arrendersi, bisogna rimboccarsi le maniche.
Mentre l'attesissimo Dreamgirls ha incassato 9 milioni di dollari nel solo giorno di Natale (sfiorando il record assoluto ottenuto da Ali nel 2001), il film di Gabriele Muccino ha retto all'ondata dei kolossal lanciati da Hollywood sul ring di Natale con battage da guerre stellari. The Pursuit of Happyness è rimasto al secondo posto, raccogliendo ai botteghini altri 15 milioni di dollari - dietro al vincitore del week end natalizio Night at the museum (30,8 milioni di dollari) - sfiorando l’incasso totale di 70 milioni di dollari. Il film con Will Smith ha anche battuto il sesto sequel di Sylvester Stallone, Rocky Balboa (12.5 milioni di dollari) e il nuovo film di Robert De Niro, The Good Shepard (10 milioni di dollari). «Hollywood si sta aprendo sempre di più ai registi stranieri», ha scritto un critico australiano. Com'era successo a P. J. Hogan e a Scott Hicks, che si era fatto conoscere col suo indimenticabile Shine, «adesso è il turno di Muccino». Ma ben pochi spettatori americani sanno che dietro alla cinepresa che ha filmato Will Smith e suo figlio Jaden mentre fanno la fame c'è la mano sapiente di un regista italiano. Di italiano per loro c'è solo la Ferrari rossa parcheggiata da un broker davanti agli occhi increduli di Smith, che gli domanda come permettersi un'auto così. Nasce da quell'incontro casuale il suo sogno di lavorare per Wall Street.
«Nascita di un commesso viaggiatore», ha ribattezzato ieri il film di Muccino il critico del Richmond Style Weekly, in uno dei commenti più azzeccati su questa pellicola che adesso viaggia verso la selezione degli Oscar. Se nel dramma di Arthur Miller il povero Willie Loman abbandona per sempre la ricerca del sogno americano, in The Pursuit of Happyness, che uscirà in Italia il 12 gennaio, la felicità è raggiungibile. Basta non arrendersi. Un messaggio che nessun altro film rivolto al pubblico di colore aveva finora scandito in modo così chiaro. Se n'era accorta anche la regina dei talk-show, Oprah Winfrey, quando due settimane fa l'aveva definito, in lacrime, il film più bello dell'anno. Qual è stato l'ingrediente segreto di Muccino? Secondo il critico di un importante sito web, il regista de L'ultimo bacio e Ricordati di me avrebbe potuto farne un film «pieno di alti e bassi, un'altalena del cuore satura di commenti umoristici e di scene strappalacrime» o «semplicemente amaro e triste». Invece, a detta del critico, ha scelto la via di mezzo del neeorealismo di quei registi italiani che, come Gabriele Muccino, hanno già conquistato il cuore di Hollywood.