E la Finanza scopre altre 10mila card duplicate

Anche la banda arrestata dallo Speciale nucleo di polizia valutaria delle fiamme gialle operava manomettendo i lettori «Pos» delle carte da clonare. In due o tre s’infilavano nottetempo in esercizi commerciali della Capitale e della provincia (ma anche in catene della vicina Umbria), simulavano furti e atti vandalici, ma il loro vero obiettivo era quello di collegare alle macchinette utilizzate dai clienti alle casse l’apparecchio «microchip» in grado di carpire il codice delle credit card. La copiatura avveniva anche qui nei pochi istanti in cui la memoria del Pos registrava le cifre per dare il via al pagamento.
Al momento del passaggio della carta nel lettore ottico, dunque, i dati venivano copiati e con un sistema gsm, inviati in tempo reale in Romania, dove i terminali dell’organizzazione provvedevano a riprodurre le carte e a smistarle in mezz’Europa, oltre all’Italia e alla Romania stessa, soprattutto in Turchia, Bulgaria, Danimarca, Germania, Austria e Francia.
Nell’operazione «Supermarius» degli uomini del colonnello Bruno Buratti, avviata fin dal giugno scorso, sono finite in manette 14 persone di cui 11 romeni e 3 italiani (due romani e un ciociaro). Questi ultimi proprio col compito di sfruttare le loro conoscenze informatiche per il reperimento, la preparazione e l’installazione dei marchingegni.
«L’indagine - spiega il maggiore Adriano D’Elia - è partita nel giugno scorso, in seguito a numerose segnalazioni arrivate dagli istituti d’emissione delle carte. Ci siamo subito resi conto che le carte di credito venivano clonate in una serie di esercizi commerciali, sempre gli stessi. Da qui il denominatore comune da cui ci siamo messi all’opera. Ci siamo ritrovati presto alle prese con un’organizzazione criminale affiatata e ben strutturata. Composta da “squadre” formate ciascuna da due, tre persone, ognuna con un suo compito. Ieri, l’epilogo». Il blitz della Guardia di finanza è scattato nella notte tra martedì e mercoledì. Sessanta uomini sono stati impegnati in decine di perquisizioni nel Lazio e in Lombardia (due dei romeni alla sbarra sono stati presi nel Bergamasco), venti le persone complessivamente segnalate all’autorità giudiziaria, mentre altri quattro romeni sono stati arrestati per inosservanza del decreto d’espulsione in base alla legge Bossi-Fini e un quinto perché ricercato internazionale per associazione a delinquere finalizzata al furto. Secondo gli inquirenti, il sodalizio si era assicurato nel giro di appena sei mesi introiti milionari. «Le schede duplicate finora scovate sono nell’ordine di una decina di migliaia - dicono gli investigatori dell’Ufficio Operazioni di via Boglione - al “portatore” avrebbero fruttato almeno due milioni di euro».