E alla fine Cabrera infilò la giacca verde

Angel Cabrera, trentanovenne argentino, è entrato nella storia. E alla fine... il Masters è il Masters. Da sempre il primo torneo del Grande Slam fa vivere nell’ultima giornata, ed ancor più sulle ultime 9 buche, emozioni ineguagliabili, colpi di scena di grande teatralità, drammi e gioie indelebili non solo per gli spettatori, ma per i protagonisti stessi di questo grande spettacolo golfistico. A dire il vero questa edizione 2009 per le prime tre giornate ha dato l’aria di poter essere un’edizione «minore», con i grandi nomi in campo che non riuscivano a carburare e con alcuni - vedi Els, Goosen o Adam Scott - che addirittura uscivano di scena dopo le prime 36 buche. I grandi erano in ritardo, Tiger Woods andava sì sotto par (70), ma pur sempre a 5 colpi dal leader, Mickelson non faceva meglio di 73, Harrington, vincitore degli ultimi due Majors, un po’ meglio in 69. Si sa che la prima giornata all’Augusta National è spesso dominio degli outsider, ma le cose non cambiavano più di tanto anche nel secondo giro, Campbell veniva raggiunto al comando da Kenny Perry, validissimo giocatore, fenomeno di rendimento negli ultimi anni, ma pur sempre quarantottenne. Mickelson risaliva con un 68 e Tiger, pur giocando bene, era un po’ impreciso sui colpi di partenza e poco aggressivo sui green. Angel Cabrera si faceva largo con un secondo 68 consecutivo, dimostrando di aver ritrovato l’estro e la voglia che dopo la vittoria nell’Open degli Stati Uniti 2007 sembravano calati nel massiccio giocatore argentino. E proprio lui, con un terzo giro sotto i 70 colpi (69) scalzava Campbell e affiancava un sempre più convincente Perry, in testa alla classifica. Dei big solo Jim Furyk teneva il passo, Tiger e Mickelson si vedevano in ritardo di 7 colpi dai due al comando.
Un Masters «moscio»? Impossibile, sarebbe stato un Masters contro natura! Le ultime 18 buche sono state indimenticabili. Tiger e Phil, partiti un’ora prima dei leader, hanno fatto letteralmente impazzire il pubblico, un match nel match quello tra i due veri contendenti al titolo. Il numero uno e il numero due al mondo diventavano le vere star del Masters, dietro l’angolo tutti hanno visto l’impresa impossibile, quella che alla fine fossero loro i due aspiranti al titolo.
Ma il Masters è il Masters, anche per due grandi come Woods e Mickelson: alla 17 Phil manca un corto putt per il birdie e chiude con un bogey. Tiger, dopo un grandioso birdie alla 16, gioca il tutto per tutto ma va fuori misura e termina con due bogey consecutivi. Alle spalle, distanziati, Perry, Cabrera e Campbell tirano un sospiro di sollievo, riprendono coraggio e tornano protagonisti. La lotta si restringe a loro tre. Alla 16 però i giochi sembrano fatti, Perry, a meno 14, sente che sta per entrare nella storia come il «veterano» del Masters con i suoi 48 anni suonati. Il sogno di una vita! Il Masters, un sogno che a volte riserva amari risvegli. Perry vive l’incubo: due bogey sulle ultime due buche finali ed è... spareggio a tre!
L’audience della Cbs negli States raggiunge picchi di 42 milioni di telespettatori. I tre contendenti raggiungono nuovamente la partenza della 18 per lo spareggio. Campbell esce di scena con un bogey. Perry ha un putt di mezzo metro per conquistare l’agognata giacca verde. Sbaglia clamorosamente, così come poco dopo sbaglia il secondo colpo alla 10, lasciando via libera al «papero» Cabrera che coglie il suo secondo Major e porta il Masters e la giacca verde in Argentina.
Il Masters è il Masters ed è sempre lui a decidere chi vuole che sia il vincitore.