E Fiorello sale sul pullman del Pd «Sono come degli alunni in gita»

Tutti i giorni il comico sbeffeggia il candidato premier della sinistra. Dall’ultima fila i suoi in coro: «Famo ’na canzone per Vartere?»

Il Prof insopportabile, quantomeno agli elettori, è stato lasciato definitivamente a terra. Gli alunni scapestrati - che da quella scuola lì vengono, ma preferiscono non farlo sapere, anzi si vergognano di dirlo - invece hanno preso possesso del pullman e ne fanno di tutti i colori.
Il pullman di Veltroni funziona così. Sia nella versione a motore che sta attraversando l’Italia, dopo aver abbandonato Prodi su qualche autostrada un po’ come fanno i malvagi senza cuore con i cagnolini regalati a Natale, sia in quella radiofonica di Fiorello, perfetta risposta bipartisan al Cav che prova a infiltrarsi in ogni modo in radio, spacciandosi per chiunque, dal panettiere al veterinario, pur di violare la par condicio e chiedere voti. Perfetto esempio di come si possa fare satira, satira vera e divertente intendo, senza offendere nessuno e senza spacciare i verbali di indagini preliminari già archiviate come verità storica. Né tantomeno come satira. Insomma, Fiorello.
Tutti i giorni, alle 13,40 e alle 22,40, Viva Radio 2 sale quindi sul pullman di Veltroni. E si entra in un altro mondo, dove i ragazzi dell’ultima fila cantano a squarciagola le canzoni di Francesco De Gregori e tutti parlano rigorosamente in romanesco: «Aho, ’a cantamo ’na canzone per Vartere?». E parte il coro: «Arrivederci Roma». Immediatamente seguito da un «Yes, we can» scandito e sillabato come allo stadio. O come sui pullman delle vacanze.
Immediatamente dopo, parte un altro classico delle gite scolastiche, la gara a chi sputa più lontano e anche a chi fa le puzzette. In mano a chiunque altro sarebbe volgare, con Fiorello è non dico poetico - sempre di puzzette in fondo si tratta - ma non ha nulla di pesante. Anzi, quasi ti immagini Walter Veltroni con la sua iconografia da Topo Gigio dei manifesti verdi che magari partecipa anche lui. E il coro «Boia chi molla» è trasfigurato e desacralizzato da canto politico e rivolta di Reggio Calabria con Ciccio Franco in roba scatologica da Osteria numero sette. Nel frattempo, in fondo al pullman, continua la gara a chi sputa più lontano e uno dei Veltroni-boys chiede: «Scusate, ma chi vince che fa?». Immediata la soluzione: «Il ministro della Sanità». E non è detto che vada peggio che con la Turco.
Il tutto dura un minuto, un minuto e mezzo. Tanto istantaneo e icastico e tanto efficace. E ogni giorno c’è una nuova trovata, un nuovo tormentone. Fra un coro Ma che ce frega, ma che c’importa e un gioco della bottiglia in cui i vincitori vincono un bacio alternativamente di Rosi Bindi e Giovanna Melandri, proprio come avveniva nell’ultima fila delle nostre gite scolastiche, si va avanti così tutti i giorni. Con le voci dal fondo del pullman che diventano sempre più rarefatte, sempre più fatte anche e sempre più esilaranti.
Fiorello, come sempre, affida l’unico commento alla sua vis comica e sorride all’ennesima canzone qualunquista sul pullman, come sempre spalleggiato da Marco Baldini: «Ma questi non erano tutti radical chic?».
Ma, al di là di quello che si sente in radio, è il retroscena che sta dietro il pullman di Veltroni che lo rende ancor più vero. È nato qualche giorno fa al bar, quando Fiore - mentre stava sorseggiando il caffè insieme a Baldini e ai suoi inseparabili autori Riccardo Cassini, Alberto Di Risio, Ciccio Bozzi e Federico Taddia - se ne è uscito: «Perché non facciamo il pullman di Veltroni?». Detto, fatto, la prima è andata benissimo, i tormentoni abbondano e così ne è nata una vera e propria saga che viene registrata ogni mattina.
Il resto lo fa Walter, che tutti i giorni offre straordinari materiali per i testi. Con personaggi come lui e come Cassano, la realtà supera la fantasia. E per Fiorello è tutto più facile.