E il flipper invece è andato in tilt (almeno nei bar)

da Chicago

Va orgogliosamente contro la crisi economica, resiste fiero agli assalti dei videogiochi di ultima generazione: il flipper, storico passatempo degli scorsi decenni, un tempo presenza immancabile di qualsiasi bar, circolo od oratorio, non ne vuole sapere di finire nel dimenticatoio. Numeri alla mano, dopo i tempi bui il mercato del flipper sta conoscendo una nuova fase di sviluppo. Merito di una nutrita schiera di appassionati che, disseminati per il mondo, ha recentemente portato di nuovo in attivo i bilanci dell’unica ditta al mondo che ancora lo produce: la Stern Pinball Inc di Chicago.
Anche negli anni d’oro del flipper, quando erano centinaia le aziende che si ingegnavano a produrne di tutte le fogge e colori, nessuno produceva flipper come la Stern: fuori Chicago la ditta aveva interi capannoni ed era in grado di assemblare migliaia di macchine al giorno. Non solo: in quegli stabilimenti lavoravano schiere di illustratori contesi a suon di milioni sul mercato per la loro capacità di disegnare tra «tilt» e «game over» intere storie illustrate.
Oggi la ditta di Chicago è rimasta praticamente l’unica azienda al mondo a continuare a fabbricarli. Continua a farlo, come ha spiegato la settimana scorsa sul New York Times Gary Stern, 62 anni, figlio del fondatore Samuel, per due motivi: perché «esiste un mercato di nicchia preciso e perché c’è un’idea universale sotto queste macchine che attraversa tutto il mondo». L’idea è quella, tanto banale quanto vera, che per quanto individuale e vagamente ipnotico sia, giocare a flipper può coinvolgere altre persone. «Si può giocare insieme. Intorno al flipper - ha sottolineato Tim Arnold -, si può ricreare un senso di compagnia che i nuovi videogame non consentono. È per questo aspetto che la mia azienda continua ad avere un futuro».