E il Fmi lancia l'allarme: l'Italia rischia il contagio

Il nostro Paese finisce nel mirino dei tecnici della Lagarde: riforme subito, il vostro debito è un fattore di vulnerabilità

RomaE ora, l'Italia. Nessun dorma: vietato fingere, darsi malati, passare inosservati, stare a cuccia e fare «sì, sì» con il capino di peluche a tutto quanto dica Lehrerin Merkel per camuffare l'impreparazione congenita. La maestra è infuriata e ora sotto a chi tocca, il caso Grecia apre rischi finora tenuti sottotraccia con un po' di tweet e la borbottante (punto rassicurante) faccia del ministro Padoan a dire che «nessun contagio, stiamo tranquilli».

Stiamo sereni, sì. Col piffero. Cioè alla maniera di Matteo, con la mano sulla rivoltella e l'orecchio drizzato dall'ansia. Anche perché la Grecia è un'eccezione, noialtri una regola. La prima campanella è suonata, lugubre e inquietante come tutte le campanelle che non promettono la fine delle lezioni bensì l'inizio. Risuona da New York, dove con sospetto tempismo il board del Fondo monetario, in procinto di varare le trasfusioni per Atene, cerca il prossimo furbetto. Il rischio di contagi derivanti dagli «sviluppi avversi in Grecia esiste», altroché. Certo: «l'esposizione diretta è limitata», eppure occhio alle ripercussioni «sulla fiducia», occhio all'idea che l'euro non sia «irreversibile».

Lo scrivono i tecnici del Fmi, precisando che occorre una «robusta risposta a livello europeo» per contrastare gli effetti della crisi greca, altrimenti l' «impatto sostanziale sull'Italia» non è escluso. Il motivo è presto detto, basta tirar due conti. L'economia italiana resta malaticcia, «fragile e lenta» come la ripresa: il Pil nel 2015 crescerà solo dello 0,7 per cento, per raggiungere a fatica l'1,2 l'anno venturo. È l'economia che dà segni di vitalità meno netti dell'intera area euro. Il debito pubblico resta la ferita purulenta che infetta la ripresa. Secondo le previsioni del governo, il rapporto debito-pil doveva scendere al 126,9 per cento quest'anno e al 125,6 il prossimo. Sarà invece del 133,3 per cento nel 2015 e del 132,1 nel 2016. «È sostenibile, ma resta soggetto a rischi significativi a causa della sua entità», scrive il Fmi. È quel fattore di vulnerabilità che ci mantiene sul chi vive.

Abbastanza scontate, si associano ai dati le raccomandazioni e i giudizi degli economisti di Washington, che «sostengono l'ampia strategia adottata per rafforzare i bilanci di banche e imprese», ma spronano l'Italia ad accelerare, specie sulle privatizzazioni. Ridurre le spese e migliorare l'efficienza nel settore pubblico aiuterebbe, perché «resta a bassi livelli». Processi più rapidi contribuirebbero a ridurre il debito. «Target più ambiziosi sulle privatizzazioni, in linea con i precedenti piani, godrebbero dei vantaggi delle condizioni favorevoli dei mercati», scrivono ancora i tecnici, giudicando «ambiziosa» l'agenda di Renzi. Finestra di opportunità da cogliere, «con riforme più profonde per riavviare la crescita». Ergo: rimandato a settembre. A patto che la smetta di distrarsi con l'iPhone.