E Forza Italia chiede di tornare alle urne

da Roma

Controllare il voto all’estero? Una missione impossibile. «Un conto è fare l’inventario di anomalie che possono essere corrette ma qui è un tale caos che non si capisce neppure bene da dove iniziare». Gregorio Fontana, capogruppo di Forza Italia nella giunta per le elezioni della Camera, evita di girare troppo intorno a un problema che a molti appare insolubile. E detta la sua proposta: «Bisogna ripetere il voto all’estero». «Stanno emergendo in maniera molto evidente le irregolarità», spiega. «C’è il lungo elenco di anomalie presentato dal presidente dell’ufficio centrale all’estero, Claudio Fancelli. Ci sono due esposti presentati alla Procura di Roma per i quali mi risulta che i magistrati abbiano avviato le rogatorie. Dunque non credo che siano denunce fondate sul nulla. Aspettiamo fiduciosi. I casi clamorosi non mancano. Per esempio il fatto che una grande quantità di elettori non ha mai ricevuto le schede ma risulta dai verbali che ha votato. Significa che qualcuno si è impossessato di alcune schede, ha votato e le ha rispedite. E non si tratta di suffragi ininfluenti perché al Senato il riconteggio all’estero potrebbe risultare determinante».
Il rebus del voto all’estero appare talmente intricato e di difficile soluzione che perfino gli stessi eletti non nascondono il loro disorientamento. Massimo Romagnoli, deputato di Forza Italia eletto nella circoscrizione Europa, è il più deciso nel prendere una posizione netta e nello sposare la proposta di Fontana di rifare il voto. «Per noi non c’è problema. La proposta è assolutamente sensata. Siamo disposti a rimettere in moto la macchina e a ripartire, tanto le nostre 8.500 preferenze sono di provenienza specchiata, al contrario di quelle di altri», dicono dallo staff di Romagnoli. «D’altra parte tutti noi, al momento dello spoglio, ci siamo resi conto della confusione e delle irregolarità che si stavano verificando».
Dubbi sulle modalità del voto e dello scrutinio, Romagnoli le aveva manifestate da sempre. All’indomani del voto il deputato azzurro si era infatti spinto più in là degli altri, chiedendo un gesto di trasparenza generale. «Gli italiani eletti all’estero non sono legati alle poltrone. Nonostante io sia stato eletto, sono pronto a sospendere la mia carica affinché la Giunta delle elezioni abbia il tempo per poter esaminare il voto». Oggi Romagnoli rilancia. Ma difficilmente la sua disponibilità a rimettere in gioco il suo incarico verrà sposata da altri.