E la Francia costringe i colossi a scontare la benzina

Il ministro dell’Economia minaccia una tassa speciale sui maxi-utili delle compagnie: Bp, Total e Esso abbassano subito i prezzi

Alberto Toscano

da Parigi

Tre compagnie petrolifere - Bp, Total e Esso - hanno accettato ieri il minaccioso ultimatum del superministro francese dell’Economia e delle Finanze, Thierry Breton, che ha sollecitato un immediato calo dei prezzi dei carburanti. Parlando dai microfoni della rete televisiva pubblica transalpina France 2, Breton ha chiesto alle società dell’oro nero di rassegnarsi a guadagnare un po’ meno quattrini e si è rivolto loro con una frase significativa: «Dovrebbero restituire ai francesi una parte dei profitti eccezionali che corrispondono a una situazione eccezionale». Due sono le iniziative del ministro. In primo luogo questa richiesta di calo immediato dei prezzi dei carburanti alla pompa dei distributori e - in seguito - la convocazione di una riunione straordinaria alla sede del suo dicastero, che avrà luogo venerdì 16 settembre con la partecipazione di «tutti i protagonisti del settore petrolifero». Una sorta di conclave d’emergenza, dunque.
Rispondendo all’appello del ministro, Bp, Total e Esso hanno deciso di far scendere il prezzo dei loro carburanti in Francia rispettivamente di 3 centesimi di euro per quanto riguarda la benzina e di 2 per quanto riguarda il gasolio. Decisamente non si tratta di cifre strabilianti, ma - dal punto di vista del governo - si tratta solo di un inizio e altre misure del genere dovranno venire in futuro. Questa, pur limitata, disponibilità delle compagnie petrolifere si spiega con la larvata minaccia che Breton ha espresso nel suo messaggio televisivo per accompagnare la richiesta di un calo dei prezzi. Il ministro dell’Economia e delle Finanze ha fatto chiaramente capire che, in assenza di misure sufficienti da parte delle compagnie petrolifere, i profitti realizzati da queste ultime su suolo francese verranno assoggettati a un inasprimento del prelievo fiscale. Come dire: «O fate scendere i prezzi o noi aumentiamo le tasse a vostro carico!».
La risposta delle compagnie petrolifere è stata per la verità piuttosto ambigua. Da un lato c’è stato quel piccolo calo dei prezzi dei carburanti, ma dall’altro le fonti ufficiose delle società del settore l’hanno spiegato soprattutto col calo del costo del greggio verificatosi negli ultimissimi giorni sui mercati mondiali, dopo le precedenti fiammate. Adesso si attendono i risultati della riunione di venerdì prossimo al ministero e tutti si preparano alla «guerra della benzina». Le compagnie petrolifere fanno notare che il primo beneficiario dell’aumento dei prezzi dei carburanti è comunque lo Stato francese, che ricava oltre il 65 per cento del costo di un litro di benzina, mentre i produttori del settore ricevono una parte minoritaria della cifra pagata dall’automobilista. Sempre le compagnie petrolifere sottolineano il fatto che lo Stato francese riceve - grazie alle tasse sui carburanti - la bellezza di 2 miliardi di euro al mese. Come dire: «Cominciate voi a fare il primo passo!».
Nelle scorse settimane la polemica sul costo della benzina ha messo l’uno di fronte all’altro anche il governo e lo schieramento dell’opposizione. Secondo il primo ministro Dominique De Villepin è inutile ridurre la tassa sui carburanti, visto che i vantaggi per l’automobilista sarebbero solo di pochi centesimi al litro (ma allora come fa il governo a vantarsi del successo ottenuto grazie alla riduzione dei prezzi di ieri, che è appena di 2 o 3 centesimi?).
A loro volta però i partiti d’opposizione dicono che la riduzione del carico fiscale non può essere rinviata nel tempo perché contribuirebbe comunque a ridimensionare la spesa degli automobilisti. Il primo ministro replica che i proventi supplementari incassati dallo Stato grazie all’aumento dei prezzi petroliferi verranno destinati a misure speciali a favore dei più bisognosi. Insomma, la polemica si sviluppa su due fronti: quello governo-petrolieri e quello governo-opposizione.
Una polemica tanto più furibonda perché nei giorni scorsi il prezzo della benzina senza piombo nei distributori transalpini ha toccato il livello-record di 1,5 euro al litro, cifra che corrisponde alla soglia fatidica dei 10 vecchi franchi francesi. Un triste traguardo che la popolazione d’Oltralpe non riusciva neppure a immaginare negli anni in cui la sua moneta era appunto il franco.