E con Fullin D’Annunzio diventa «super omo»

Miriam D’Ambrosio

Sorridente, colorato, dinamico, con un volto bambino che nasconde gli anni. Alessandro Fullin sembra spinto da un eterno movimento interiore che gli permette di contrastare la noia (uno dei nemici peggiori), creando. È nato nel ’64, ma i suoi 41 anni sono solo un fatto anagrafico: «La giovinezza appartiene al segno dei Gemelli è così».
Trieste è la sua città, «a cui sono legatissimo, anche se ci torno poco - sottolinea - città strana, poco italiana, che ho lasciato a diciotto anni per raggiungere Bologna, un luogo interessante dove ho frequentato il Dams. Negli anni Ottanta Bologna viveva un vero fermento artistico, forte. Ho cominciato lì questo mestiere, un po' per caso, devo dire. I primi passi sono stati a Il Cassero di Porta Saragozza, una delle porte d'ingresso della città». Al Cassero, simbolo della lotta per i diritti civili degli omosessuali, Alessandro ha iniziato la sua professione dura, perché è dura fare gli artisti in Italia, vanno molto meglio le cose meno avventurose». Poi la svolta è arrivata puntando su Milano e approdando a Zelig, dopo aver incontrato Giancarlo Bozzo, Gino e Michele, Lucio Wilson.
E qui, il gusto di Fullin per il travestimento ha preso una forma ben precisa, dai colori vivaci, un essere amabilmente isterico dagli orecchini verde pisello, con cortissimi capelli fucsia, rossetto acceso e ombretto azzurro. Si tratta della dottoressa Louisiana Fullin, illustre archeologa e amante della lingua Tuscolana, proposta da lei come seconda lingua nazionale. Il suo cavallo di battaglia in Zelig, il personaggio che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Costruito con pochi tratti essenziali, il cui «risultato è assolutamente realistico l'archeologa con l'ombretto azzurro mi somiglia nella sua rigidità. Io posso dimenticare la mia testa sul tram, ma sono rigoroso, rigido quanto lei».
Il teatro è il grande amore di Alessandro, prima di televisione e cinema. «Con la tv riempi il teatro: la gente impara a conoscerti e viene a vederti per saperne di più. Il teatro è la casa, la tv non è la casa, è un valido strumento per un attore. Un attore, sì. Perché non penso di essere un cabarettista. I cabarettisti ci sanno fare coinvolgendo direttamente la gente, per me invece esiste la protezione del palco e, soprattutto, io voglio raccontare storie. A Zelig devo tutto e il rapporto con colleghi e autori è ottimo. Questa cosa si respira e anche il pubblico se ne accorge. È un'esperienza bella e positiva».
Alessandro scrive i testi, crea i personaggi: oltre a Louisiana con la sua lingua («creatura molto amata dai più piccoli»), c'è D'Annunzio, non più «super uomo» ma «super omo», con la sua presa di Fiume (nello spettacolo L'auto dei comizi di Andrea Adriatico, regista del film Il vento, di sera, unica apparizione cinematografica di Fullin, finora). E dopo il Vate, c'è la sessuologa con la sua conferenza sull'omosessualità, esilarante e raccolta da veri trattati sull'argomento scritti nel secolo passato.
«I testi nascono sotto la doccia - conclude Alessandro - la vita è così banale, piena di scadenze e burocrazia, di bollette da pagare, che inventarsi qualcosa diventa un'urgenza. Anche in questa tournée possono saltare fuori idee, perché vaghiamo molto facendo i turisti, osservando».
E lo Zelig off in tour che lo vede protagonista con una parte della ciurma, che in questi giorni tocca l'Abruzzo con Vasto e Pescara (il 12 e il 13) e chiude a La Spezia e Cattolica.