E fuori si esibiscono gli anti Chiesa

All’ingresso dell’ateneo blindato dai poliziotti sfila il corteo dell’estrema sinistra. Contestato anche il ministro dell'Università Fabio Mussi

Roma - Gabriele mostra al poliziotto un cranio finto. Lo porta sempre con sé nello zainetto. «Senza il mio cranio - ride come un matto - oggi saltavo la mia prima verifica di Chimica...». Arianna di Medicina ce la fa con una tassa universitaria «pagata per sbaglio!». La Sapienza è blindata come Genova al G8. Anche senza Papa. Si entra con il tesserino, sotto il diluvio, da un ingresso soltanto. Ma a quell’ingresso si sono piazzati i No-Pope. Chi non ha il tesserino deve inventarsi uno stratagemma per dimostrare di non essere un sovversivo e di non voler tirare uova in faccia al ministro Mussi e al sindaco Veltroni.

«Questi stanno a esaggera’», sbuffa Paola accendendosi una sigaretta sotto l’acqua. È al primo anno di Fisica, ha occhi azzurri truccati d’azzurro sgranati verso il cancello di via De Lollis. «Vergogna! Vergogna!», si sente urlare da laggiù. Il cancello sembra oscillare. «Questi» sono un gruppetto di manifestanti a mani alzate, che avanzano verso i poliziotti. Una cinquantina di studenti dei Collettivi di sinistra e della «Rete», gli stessi che hanno okkupato il rettorato tre giorni fa. Gli stessi che hanno fatto la rivoluzione sui muri della Sapienza con volantini contro il Papa «oscurantista», e che ieri hanno sfilato guidati da un finto Ratzinger che blaterava: «La scienza è nostra», esibendosi in irripetibili cori anticlericali in una «Frocessione» intorno all’università. Neanche monsignor Enzo Dieci si salva dal varco di via De Lollis: bloccato dai manifestanti, non può raggiungere la cappella universitaria.

«Ma questi hanno quarant’anni per gamba», commenta Laura, una studentessa di Giurisprudenza al quarto anno. Si sta riferendo a uno dei manifestanti in prima fila, con gli occhiali da vista appannati dall’acqua: è Francesco Caruso, deputato di Rifondazione nonché leader no-global. Non è più in età studentesca, ma lotta al fianco degli irriducibli anti-Papa.

In Aula Magna la cerimonia è iniziata da poco e in via De Lollis i Collettivi provano a sfondare al grido di «e posate il manganello e aprite quel cancello». Ma sono davvero pochi. Quattro gatti. L’impresa è disperata. «È una rappresaglia - dice Caruso - presenterò un’interrogazione urgente a Mussi».

Sembra una piccola sinistra di piazza senza riferimenti, perché Mussi e Veltroni sono nel mirino come e non meno del Papa: «Mussi bugiardo», si legge su uno striscione. Ad appoggiare i Collettivi c’è l’ala più a sinistra di Rifondazione: «Veltroni e Mussi sono campioni d’intolleranza - provocano i parlamentari di “Sinistra critica” Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò - il primo contro i migranti, il secondo ha chiuso le porte dell’Università». A fine giornata si trova un volantino dei Carc, sigla del comunismo più estremo, ai piedi della statua della Minerva: «La lotta paga», c’è scritto.

Piove a dirotto, la Sapienza è transennata in ogni punto, vuota e silenziosa, finché non scoppiano di nuovo le urla. Da una parte gli «esaggerati». Davanti all’Aula Magna, i ragazzi di Azione Universitaria, vicini ad An. Ricoprono di Buuh i professori che escono. Parte un grande applauso per uno studente americano che regge un cartello con scritto «W il Papa», ma lo stesso americano viene sotterrato dagli insulti dei Collettivi. Solo Mussi e Veltroni sono contestati da entrambi gli schieramenti (con il rettore Guarini). «Giovani contro giovani», scrivono 8 studenti in una lettera aperta al capo dello Stato. Sinistra e destra, ancora più lontane dopo la giornata senza Papa. E i ciellini in chiesa a pregare. «La nostra università vive un momento drammatico», dice al microfono padre Vincenzo D’Adamo, cappellano della Sapienza.