E Ganji interrompe lo sciopero della fame

Non rifiuta più il cibo, anche se non ha ottenuto la libertà. Akbar Ganji, il prigioniero politico iraniano simbolo dell’opposizione al regime degli ayatollah, è stato visitato ieri dalla moglie nell’ospedale di Teheran dove è ricoverato da oltre un mese e, anche se molto dimagrito, si trova in buone condizioni di salute. Giornalista, ex membro dei pasdaran, è stato condannato nel 2001 per aver accusato in una serie di articoli alti funzionari di Teheran. Ganji, 46 anni, aveva iniziato il digiuno l’11 giugno scorso, quando gli rimanevano da scontare «solo» otto mesi su una pena di sei anni. A causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, il dissidente era stato ricoverato d’urgenza il 17 luglio scorso in un ospedale della capitale iraniana. Dimagrito di 25 chili, Ganji non ha però impietosito il potere. Così, agli appelli fatti in passato dal presidente americano George Bush e da alcuni esponenti di governi europei, si è aggiunta ieri una lettera di Kofi Annan indirizzata al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, nella quale il segretario generale dell’Onu ha chiesto al capo dello Stato islamico l’immediata liberazione di Ganji.