E Gene Gnocchi scherza sull’intellighenzia

«Le pagine da 113 a 126 sono copiate pari pari da un saggio di Umberto Galimberti copiato a sua volta da un trattatello sulla propensione al suicidio nei ceti medi di un cugino di Paul Virilio quindi copiate dal cugino di Paul Virilio tramite Galimberti». Gene Gnocchi (nella foto) è uno che non si tira indietro quando è il caso di dire le cose come stanno facendo finta di parlare d’altro, cioè, per intenderci, di prendere per il culo seriamente, che sarebbe poi il senso profondo della professione del comico. E l’avvertenza di cui sopra che leggiamo nella prima pagina del suo L’invenzione del balcone (Bompiani), ovviamente da prendere sul ridere, è serissima. Se volessimo farlo incazzare (veramente), il buon Gene, senza usare (scherzando) le ovvietà di Fuffo Collovati alla Domenica Sportiva, potremmo annoverarlo fra i maître à penser della terza via (in fondo) a sinistra. La via del buttarla in vacca, ma con professionalità, stile e cultura. Fra un surreale «Diario», le «Interviste postume» (a se stesso) e gli spassosissimi scambi epistolari tipo quello con Nanni Balestrini a proposito del Gruppo ’63, sono oltre 200 pagine ben scritte e ridicolmente meditabonde sui luoghi comuni della classe intellettuale italiana. Che di certo non andrà in paradiso.