E a Genova gli antagonisti fischiano Pericu e Cofferati

Genova - Con il Cinese, vulgo Cofferati, c’era già stato qualche problema e un «vaffa» nei giorni scorsi: botta e risposta a distanza sulla lista civica sì o no, con appendice di «comincio a essere un po’ stufa di queste sue stilettate che non capisco e non voglio capire». Ma che lei, Marta Vincenzi, candidata dell’Unione a diventare «la sindaca» di Genova, arrivasse al punto di disertare la presenza annunciata - e confermata, anche nel sito elettorale: «Mercoledì 25 Aprile, ore 10, Marta partecipa al Corteo di commemorazione dell’anniversario della Liberazione, durata 3 ore» - in pochi se lo sarebbero aspettato. Anzi nessuno, forse nemmeno il drappello di contestatori (pure questi annunciati) che si è adunato in piazza Matteotti, pieno centro della città, per fischiare il discorso del sindaco diessino di Bologna. Che sia questa la vera ragione dell’assenza della cosiddetta Supermarta, europarlamentare e quindi investita di ruolo istituzionale, alla manifestazione di Genova, prima città liberata del Nord Italia e medaglia d’oro della Resistenza? Che sia dovuta cioè al fatto - due piccioni con una fava - di non volersi confondere con il compagno-amico-acerrimonemico Cofferati, e nello stesso tempo evitare di contestare a sua volta i contestatori dei centri sociali, che saranno pure no global e “rompimaroni”, ma sono maggiorenni e vanno a votare, e presumibilmente non per il centrodestra?
Fatto sta che, alle 10 in punto, quando il corteo dei rappresentanti delle istituzioni si mette in marcia, Marta risulta «non pervenuta». Né passa inosservata la sua assenza sul palco delle autorità, al momento delle orazioni ufficiali del sindaco Giuseppe Pericu e del collega Cofferati. Entrambi fischiati a più riprese. Più il cinese che il genovese, in effetti. I «centri sociali occupati e autogestiti» espongono uno striscione con scritto «Chi sgombera e reprime non parli di Resistenza», poi danno sfogo alla protesta. Cofferati reagisce: «I più anziani hanno vissuto momenti più difficili dei vostri, ma nonostante questo ci hanno insegnato la tolleranza che voi non conoscete, e hanno combattuto per il rispetto delle idee degli altri».
Il primo cittadino di Bologna riceve l’immediata solidarietà della piazza e dei rappresentanti delle amministrazioni locali. Nel frattempo, a poche centinaia di metri di distanza, nei pressi della cattedrale di San Lorenzo, viene rinvenuta - e fatta subito saltare in aria dagli artificieri - una valigetta sospetta. Il «gesto» viene messo subito in relazione alle minacce anonime scritte sui muri del duomo contro l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Lo riferiscono a Cofferati che aggiunge drastico: «Mi sembra un gesto grave di qualche mascalzone stupido che alimenta un clima pericoloso, non uno scherzo idiota. Ma distinguo nettamente questi mascalzoni e stupidi da quelli che contestano, e sbagliano in modo grave anche loro, ma almeno ci mettono la faccia». Intanto, chiamata in causa a distanza per l’assenza alla cerimonia, Marta Vincenzi taglia corto con interpretazioni e dietrologie maliziose. E fa sapere che «con Cofferati abbiamo già chiarito tutto a suo tempo, e con i centri sociali non vedo proprio come si possa creare un caso». Caso chiuso, cioè appena riaperto.