E a Genova ora è indagato nell'inchiesta sul G8: istigazione alla falsa testimonianza

Il capo della Polizia di Stato, Giovanni De Gennaro, è indagato dalla Procura di Genova nell’ambito dell’inchiesta sui reati che sarebbero stati commessi dalla forze dell’ordine durante il vertice del G8 che si svolse nella città ligure nel luglio del 2001. Secondo fonti definite dall’agenzia Ansa «ufficiose ma autorevoli» De Gennaro sarebbe iscritto già da qualche giorno nel registro degli indagati.

Nove in tutto gli indagati A quanto si apprende da fonti vicine a Palazzo di Giustizia, sarebbero nove in tutto gli iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Genova. Oltre a De Gennaro e a Francesco Colucci (sei anni fa questore del capoluogo ligure), ascoltato il 3 maggio scorso e accusato il 24 maggio di falsa testimonianza, altre 7 persone sarebbero accusate di avere collaborato a nascondere la verità.

La formalizzazione dell’indagine su De Gennaro, accusato di istigazione alla falsa testimonianza, sarebbe legata alla testimonianza resa ai magistrati dall’ex questore di Genova, che aveva affermato di essersi sentito un «convitato di pietra» nei giorni del G8, quasi esautorato dai suoi compiti dopo l’arrivo a Genova del prefetto Arnaldo La Barbera inviato a Genova dal capo della Polizia. De Gennaro, nato a Reggio Calabria nel 1948, laureato in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, è entrato in Polizia nel 1973. È stato promosso due volte per merito straordinario: nel1980 diventa vicequestore aggiunto dopo un conflitto a fuoco all’interno dell’Ambasciata belga di Roma. E nel 1990 viene promosso dirigente superiore dopo la conclusione di una serie di operazionidi rilievo internazionale contro la mafia siciliana. Sempre impegnato sul fronte della polizia giudiziaria, ha affiancato per 11anni l’azione antimafia del giudice Giovanni Falcone. Dal settembre 1994 è vicecapo della polizia e direttore centrale della polizia criminale. Il 19 dicembre 1997 è vicecapo della polizia vicario. Diventa capo della polizia, con nomina dell’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato, il 26 maggio 2000.