E il Giappone rinforza le difese ma sogna l’attacco

Tokyo accelera il suo sistema anti missile. Ma c’è chi suggerisce un raid preventivo

Andrea Nativi

Un emendamento della costituzione che consenta la creazione di vere forze armate e l'adozione di una nuova politica di difesa e sicurezza. Dopo la raffica di missili balistici lanciati dalla Corea del Nord questi obiettivi del partito liberaldemocratico del premier giapponese Junichiro Koizumi sono diventati più realizzabili.
Ufficialmente Tokyo non possiede forze armate, ma solo forze di autodifesa e parimenti non c'è un ministro della Difesa: Fukushiro Nukaga ha il titolo di direttore generale dell'agenzia per la difesa e non è membro del consiglio dei ministri. Questo non impedisce al Giappone di possedere uno strumento militare potente, abbastanza bilanciato e moderno, sorretto da una industria nazionale con significative capacità e da un ferreo rapporto di cooperazione militare con gli Stati Uniti.
Poco alla volta tutti i tabù più significativi sono in realtà già caduti, da quello che limitava, pur senza uno specifico divieto, il bilancio della difesa all'1% del Pil, a quello di inviare reparti militari in missioni di pace all'estero (soldati Giapponesi sono da tempo in Irak) e questo processo ha subito una accelerazione dopo il lancio da parte della Corea del Nord del missile balistico Taepodong-1. Il documento contenente le linee guida del programma della difesa nazionale, del dicembre 2004, subito aggiornato con il «Libro Bianco della Difesa del 2005» ha posto fine all'impostazione dello strumento militare esclusivamente per la difesa del territorio nazionale e prevede invece un coinvolgimento militare crescente per la stabilizzazione e la sicurezza sia in ambito regionale, nell'Asia orientale, sia al di fuori di essa. Conseguentemente è stata decisa la costituzione di due forze di pronto impiego di 1.300 uomini, impiegabili contemporaneamente in due diversi teatri, sono state potenziate le forze speciali, si è presa in considerazione la minaccia terroristica ed è stata avviata una riforma della struttura di vertice delle forze armate in senso interforze.
La risposta specifica alla minaccia missilistica nord coreana passa innanzitutto nella creazione di un sistema di sorveglianza e spionaggio spaziale basato su satelliti realizzati localmente e lanciati da vettori giapponesi, ma anche attraverso una stretta collaborazione con gli Stati Uniti nel campo della difesa antimissile. Due i sistemi di difesa prescelti: i missili antimissile navali Standard SM-3, lanciabili dai 4 incrociatori classe Kongo (seguiranno altre due-tre unità migliorate), che saranno operativi con le nuove armi dal 2008, e le batterie antimissile basate a terra Patriot PAC-3, che dovrebbero entrare in linea già dal prossimo anno.
C'è peraltro in Giappone chi non si limita a proporre solo misure difensive nei confronti della Corea del Nord: alcuni circoli politici suggeriscono la necessità di acquisire strumenti per poter condurre un attacco preventivo.