E il gip si oppone alle scarcerazioni

Bocciate le richieste del commercialista di Cipriani e del capo della security del gruppo. E spunta un dossier sulla Gea di Moggi jr

Stefano Zurlo

da Milano

Restano in carcere. Il gip, d’accordo con la Procura, ha detto no alla scarcerazione di due pezzi grossi dell’inchiesta Telecom: il responsabile security della multinazionale Pierguido Iezzi e il commercialista Marcello Gualtieri, fiscalista di fiducia di Emanuele Cipriani. In realtà, la mossa del giudice era scontata: l’avvocato Federico Cecconi, legale di Gualtieri, aveva incontrato i Pm Stefano Civardi e Fabio Napoleone proponendo una nuova tornata di interrogatori. E così dovrebbe essere nei prossimi giorni. Insomma, la tattica non va confusa con la strategia. Cipriani e Giuliano Tavaroli, i principali indagati di questa storia, si contraddicono; Gualtieri, invece, sta cercando di separare la sua responsabilità da quella di Cipriani, ma per la Procura avrebbe creato società off shore utilizzate per nascondere oltre 10 milioni di euro appartenenti all’investigatore fiorentino, titolare della Polis d’Istinto.
Iezzi a sua volta è nei guai perchè si sarebbe appropriato con Tavaroli di 20,7 milioni di euro pagati estero su estero alle società Worldwide Consultants Security e Security Research Advisor «come corrispettivo di operazioni simulatamente compiute» dalle due società di diritto inglese, ma in realtà commissionate dalla Security Pirelli e Telecom. In questo modo sarebbe stata occultata la vera ragione dei versamenti di denaro: le investigazioni illecite condotte da Cipriani e le «pratiche corruttive» con cui comprava notizie riservate da vari esponenti delle forze dell’ordine, pure arrestati nella stessa retata.
Cipriani, negli interrogatori precedenti l’arresto, aveva provato a minimizzare: «I soldi che sono stati trovati all’estero sono tutti miei e non ve ne sono altri che risultino all’ufficio». Una spiegazione che non convince e che probabilmente dovrà essere ricalibrata. Così come verrà passato al setaccio il lavoro svolto da Gualtieri: Cipriani l’aveva qualificato come un tecnico al suo servizio. Ancora una volta i magistrati sono scettici e Gualtieri nella deposizione di martedì ha provato a farsi scudo del suo status di professionista: «Lui - afferma Cecconi - prestava la sua opera sul piano formale e osservava le fatture emesse da multinazionali prestigiose come Telecom e Pirelli ma non conosceva i contenuti di quelle attività». Si vedrà.
Dopo una settimana intanto si può tracciare un primo bilancio dell’inchiesta: 21 arrestati, 10 ancora in carcere, 4 di nuovo liberi, gli altri ai domiciliari.
E una domanda su tutte: a chi rispondeva Tavaroli? A Marco Tronchetti Provera o all’ex amministratore delegato e oggi vicepresidente esecutivo del gruppo Carlo Buora? Il suo interrogatorio, previsto per questa settimana, potrebbe slittare. Prima di procedere, i Pm vogliono saggiare la consistenza dei diversi filoni.
Ad esempio quello riguardante il Sismi: nelle scorse settimane si è fatto un gran parlare dei rapporti fra Tavaroli, Cipriani e l’alto dirigente del Sismi Marco Mancini, arrestato a suo tempo per l’affaire Abu Omar. L’inchiesta Telecom non sembra però aver chiuso l’ultimo lato del triangolo: «L’emersione dei rapporti fra Tavaroli, Cipriani e il Sismi - scrive il gip Paola Belsito - non ha consentito di muovere alcuna contestazione nè di ascrivere reati a soggetti in qualche modo appartenenti o coinvolti nei Servizi». Insomma, alle suggestioni non sono seguiti i fatti. In verità Mancini risulta indagato, ma la sua posizione è marginale e pare avviata verso l’archiviazione.
Nei prossimi giorni, dunque, la coppia Tavaroli-Cipriani verrà riascoltata. Si approfondirà il tema dei fondi extrabilancio, si esploreranno le connessioni fra i diversi indagati, si cercherà di risalire la piramide delle responsabilità. E da Roma potrebbero farsi avanti i magistrati di Calciopoli, interessati alle carte che riguarderebbero gli uomini della Gea, la società di Alessandro Moggi, figlio del più celebre Luciano.