E Giuliani è rimasto in prima linea contro il terrore

L’uomo che guidò New York nell’emergenza oggi è consulente per la sicurezza di governi e aziende

Giuseppe De Bellis

L'11 settembre di Rudolph Giuliani non è mai finito. È rimasto con lui, è continuato nei mesi della ricostruzione e negli anni della ripresa. Le foto: Rudy tra le macerie, con il berretto del dipartimento di polizia, oppure in ospedale a donare il sangue, accanto al presidente Bush nel cratere di Ground Zero. Quel giorno è tornato negli incubi. Ora nel lavoro: il sindaco che guidò New York nell'emergenza è quasi fuori dalla politica, ma non dalla lotta al terrorismo. Ora fa il consulente: suggerisce ad amministrazioni cittadine, governi nazionali e imperi economici come evitare la stessa tragedia che colpì Manhattan, come difendersi dalla minaccia del terrore.
La nuova vita di Giuliani è cominciata esattamente dov'era finita la prima: dalla minaccia che Al Qaida o qualche altro gruppo assassino possa colpire ancora. Allora lui ogni giorno sale al 47º piano di un grattacielo di Times Square e incontra le teste pensanti della Giuliani & Partners, la sua azienda, specializzata in sicurezza. E quella che pensa di più appartiene a Pasquale D'Amuro, ex capo dell'Fbi di New York e oggi uomo di fiducia di Giuliani. Insieme hanno progettato un fondo da 300 milioni di dollari destinato a investire in aziende attive nello sviluppo di tecnologie e strumenti contro il terrorismo, come scanner per l'identificazione dell'iride, lettori di impronte digitali e macchinari per il riconoscimento di agenti chimici e biologici. Ora l'investimento comincia a portare beneficio: alla Giuliani & Partners arrivano ogni giorno richieste di consulenze e di piani speciali. Una delle ultime è arrivata dal governo canadese. Per questo il 7 luglio scorso era a Londra. Era lì nel giorno dell'attentato alla metropolitana per incontrare Peter Power, ex cervello dell’Advisory Board to the Canadian Centre for Emergency Preparedness (Ccep).
I governi o le città che si sentono minacciati chiedono a Rudy Giuliani e alla sua azienda di aiutarli, di fare corsi di aggiornamento alle forze di polizia, di insegnare come riconoscere i sospetti, di prepararli a una eventuale emergenza. Terrorismo, ma anche criminalità: il sindaco della tolleranza zero potrebbe essere anche il consulente del governo israeliano per la lotta al crimine. I contatti sono stati presi a giugno scorso: «Ho molti amici fra i dirigenti israeliani, sono pronto a dare un aiuto».
La politica per il momento resta nel cassetto: sembrava essere il sostituto di Tom Ridge alla Sicurezza Nazionale all'inizio del secondo mandato di George W. Bush, ma è rimasto nell'ombra. Da diversi anni Giuliani è considerato un papabile per la corsa alla Casa Bianca del 2008. Perché è un repubblicano vero, ma è favorevole all'aborto ed eventualmente ai matrimoni gay; perché è stato il leader di una città ferita ed è riuscito a tirarla su; perché la gente è convinta che uno come lui dia sicurezza. Lui coccola il desiderio della presidenza, ma per ora non ne vuole sentire parlare: «Nei prossimi due anni, voglio pensare soltanto alla mia azienda».
Studia da manager, il sindaco dell'11 settembre, ma potrebbe anche diventare il prossimo premio Nobel per la pace: lo ha proposto a giugno Olle Wastberg, ex parlamentare svedese ed ex console della Svezia a New York, che nel 1986 propose per lo stesso riconoscimento Elie Wiesel, poi risultato il vincitore. Wastberg sostiene che «negli ultimi 12 anni le politiche attuate da Giuliani hanno risparmiato a New York forse diecimila omicidi, 15mila stupri e 800mila rapine: si tratta chiaramente di un successo umanitario di enorme grandezza». Dentro c'è anche l'11 settembre 2001, ma non quello che Rudolph ha in mente di fare con Osama: «Un giorno il presidente Bush mi ha chiesto “che cosa posso fare per te?” Se prendete vivo Bin Laden, voglio essere io la persona che lo mette a morte».