E Giulio propose l’esercizio provvisorio

da Roma

Nella notte Fabio Mussi si accorge che, a fronte di 97 milioni in più per la Ricerca, Padoa-Schioppa ne taglia altri 120. A quel punto, ed in puro Vernacoliere, si attacca la telefono per un chiarimento «franco e sincero» con il collega dell’Economia. Volano parole grosse: poco in uso a Francoforte, di casa in Maremma. Anna Finocchiaro scopre che i suoi emendamenti sulla Sicilia sono scomparsi dal maxi presentato dal governo. I Verdi, come i Comunisti italiani, si rendono conto di essere stati raggirati con la maxi modifica alla Finanziaria: i primi sui contributi pubblici a chi produce energia, i secondi sui precari. E l’«amnistia» per i reati contabili nella pubblica amministrazione, a uso e consumo di pochi parlamentari della maggioranza, segnalata dalla Corte dei Conti, è la ciliegina sulla torta.
Il maxiemendamento alla Finanziaria ha tanti padri, ma una sola madre. Così, dal Senato le critiche contro Padoa-Schioppa arrivano fino a Via Venti Settembre. «Gli italiani capiranno. Si renderanno conto che non c’erano alternative a questa legge finanziaria», ripete quasi a sé stesso il principale imputato della manovra. L’Economia è un fortino assediato. Il titolare capisce che sono in tanti a volere la sua testa. Le frasi di Prodi - stimolate dallo stesso ministro - lo rincuorano. Ostenta tranquillità.
Ma è solo apparenza. Diventa quasi sprezzante quando lo informano delle frasi di Giulio Andreotti a favore dell’esercizio provvisorio. «Non è mica uno stadio d’assedio - commenta il senatore a vita - Porta qualche vantaggio e si risparmia». Anche Cesare Salvi tifa per l’esercizio provvisorio, pur di non dover votare una Finanziaria fatta di 1400 commi.
Andreotti non ha mai nutrito particolare simpatia per Prodi e Padoa-Schioppa. Raccontano le leggende che quando era presidente del Consiglio, insieme a Cirino Pomicino ricevettero Romano, all’epoca presidente dell’Iri. «Ho deciso di vendere la Sme», annunciò Prodi. «E quando te le sei comprata?», gli rispose secco Cirino Pomicino. Ai tempi della Banca d’Italia, poi, Andreotti preferiva la compagnia di Dini a quella di Padoa-Schioppa. Così lascia cadere l’ipotesi dell’esercizio provvisorio, che si manifesterebbe in caso di mancata approvazione della manovra al Senato.
Uno smacco per il curriculum di Padoa-Schioppa. Lui che si è sempre disinteressato del mercanteggiamento intorno alla Finanziaria, ora è chiamato a essere il responsabile, il parafulmini, di una creatura che nemmeno conosce. Una circostanza che alza il suo tasso di suscettibilità. L’aplomb mitteleuropeo è ormai un vago ricordo al piano nobile di via Venti Settembre.
Uno smacco formale, comunque, il ministro lo dovrà subire. Per mettere ordine nella manovra il governo sarà costretto a varare un decreto legge che sana tutte le questioni lasciate insolute dalla Finanziaria. L’alternativa è l’esercizio provvisorio. A pensare male si fa peccato, ma...