E Giulio sconfessò anche Siniscalco stracciando la delega che era già firmata

Il ministro ai suoi: «Ho avuto il coraggio che il mio predecessore non avrebbe avuto»

Adalberto Signore

da Roma

Dopo aver dribblato con abilità critiche e polemiche, alla fine pure per Antonio Fazio è arrivato il giorno della verità. Perché se il governo è e resta nell’impossibilità di sfiduciarlo con un atto formale, da ieri in qualche modo si è passati dalle parole ai fatti. Le parole sono quelle di Silvio Berlusconi che, per risolvere la crisi delle dimissioni di Domenico Siniscalco e convincere Giulio Tremonti a tornare a Via XX settembre, giovedì scorso ha deciso di scomunicare ufficialmente il governatore della Banca d’Italia («la sua permanenza in carica non è né opportuna né compatibile con la credibilità internazionale del nostro Paese»). I fatti, invece, sono quelli del neoministro dell’Economia, che tre giorni dopo l’altolà del premier, ieri a Washington si è trovato davanti a un bivio. Perché è vero che il capo delegazione agli Annual meetings del Fondo monetario è il ministro dell’Economia, ma ormai da molti anni c’è la consuetudine che sia il governatore di Bankitalia a rappresentare il Paese presso il Development committee della Banca mondiale (anche se l’azionista dell’organismo internazionale è il Tesoro).
E così Tremonti si è trovato a dover decidere se confermare la tradizione o, vista la situazione, tornare alle vecchie abitudini. Scelta complicata dal fatto che Siniscalco, prima di rassegnare le dimissioni, aveva già firmato una delega. E guarda caso proprio a Fazio. Nonostante questo, però, pare che il ministro dell’Economia non abbia dubitato neanche un attimo e, stracciata l’indicazione del suo predecessore, ha deciso di delegare a intervenire il capo della direzione del Tesoro, Ignazio Angeloni. Una scelta, a dire la verità, che va oltre i pessimi rapporti che da tempo passano tra Tremonti e Fazio e che sta nelle cose. Perché per quanto la consuetudine andasse avanti da molti anni, è chiaro che la sfiducia formale di Berlusconi non poteva non avere conseguenze. Insomma, se Tremonti avesse lasciato intervenire Fazio al Development committee la situazione sarebbe stata ancora più imbarazzante, con Palazzo Chigi che lo aveva formalmente definito «non compatibile con la credibilità internazionale» e allo stesso tempo lo delegava a rappresentare il Paese davanti a un uditorio quale quello della Banca mondiale. Così, dopo aver disertato la conferenza stampa finale del G7, Fazio è costretto a mandare giù un altro boccone amaro anticipando la sua partenza da Washington, lasciata sabato in piena notte su un aereo privato.
L’ultimo atto dello scontro tra Banca d’Italia e via XX settembre, però, avviene senza manifestazioni plateali né discussioni. Fazio aveva lasciato intendere di essere pronto al suo intervento davanti alla Banca mondiale e forse anche al tradizionale incontro della domenica con la stampa, ma quando sabato il segretario dell’istituto internazionale ha chiesto ai singoli Paesi il nome di chi avrebbe partecipato alla riunione, il ministero dell’Economia ha indicato Angeloni. La notizia, dunque, è arrivata al governatore tramite i normali canali istituzionali. E Tremonti, almeno in pubblico, non l’ha voluta commentare. Con i suoi più stretti collaboratori, però, il ministro dell’Economia avrebbe criticato il suo predecessore per la decisione di firmare in anticipo la delega (è la dimostrazione che «non avrebbe avuto le palle» per fare quello che ho fatto io) e riservato parole dure pure per Fazio («ormai è un uomo distrutto»).