E Giuseppe Garibaldi conquistò una grande banca genovese

Un affollatissimo Salone del Maggior Consiglio ha fatto da cornice alla cerimonia di presentazione di «Garibaldi e la spedizione dei Mille», il volume natalizio edito da Fondazione e Banca Carige. Un appuntamento ormai fisso nell'agenda di fine anno a Palazzo Ducale in cui l'istituto di credito illustra ai tanti appassionati le proprie strenne d'arte e di cultura. La scelta fatta per il 2011 riunisce la tradizione editoriale di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale dei territori in cui la banca è radicata con l'attualità della ricorrenza del 150° dell'Unità d'Italia.
A fare gli onori di casa il presidente di Banca Carige, Giovanni Berneschi, che nel suo saluto di apertura ha sottolineato la modernità dei valori che hanno animato l'epopea garibaldina. Sul palco del Ducale, insieme a Berneschi, il segretario del Comitato nazionale Garibaldi, Lauro Rossi, che ha curato la redazione dell'opera insieme a Paolo Peluffo, sottosegretario per l'Informazione e Comunicazione alla Presidenza del Consiglio, e ad Anna Villari, responsabile Mostre dell'Unità tecnica di missione per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia presso la Presidenza del Consiglio. Rossi ha illustrato differenti aspetti, alcuni dei quali poco noti, della Spedizione dei Mille, «un'impresa che nei libri di scuola appare lineare ma che conobbe in realtà numerosi imprevisti e traversie e che agli occhi degli uomini dell'epoca presentava un notevole grado di aleatorietà», ha spiegato lo studioso di Garibaldi. Lauro Rossi ha ricordato come lo stesso esito politico della Spedizione sia stato fino alle ultime settimane in bilico tra una soluzione di tipo federativo - con due stati distinti, uno al Nord e uno meridionale - rispetto a quella unitaria. Uno degli aspetti più originali di «Garibaldi e la spedizione dei Mille», ovvero della traccia lasciata nella storia, nella cultura e nel costume italiani, è stato affrontato da Stefano Ragni, pianista e musicologo, che ha curato la sezione musicale del volume. L'intervento del Maestro Ragni ha gettato una luce sul versante del mito garibaldino, amplificato e perpetuato anche dal pentagramma, concludendo la serata con alcune arie dell'epoca, eseguite al pianoforte, quali l'ouverture del Nabucco o le musiche del genovese Michele Novaro, autore semisconosciuto, di spartiti famosissimi come quelli dell'Inno di Mameli e della Marcia Reale. Motivi che sono stati la colonna sonora dell'Italia unita di ieri come di oggi.