E il gol del governo mette fuorigioco il Pd

Roma Berlusconi e Bossi trovano la «quadra» sulla manovra e chi sperava in una guerra civile nella maggioranza resta spiazzato e ancora una volta in fuorigioco. Questa volta non è tanto il Pd a soffrire, Bersani e i suoi non si aspettavano miracoli e poi in questa stagione di questioni morali, con il caso Penati sul groppone, l’ultimo desiderio è pensare a un governo tecnico. È molto meglio giocare all’opposizione, gridando che questa manovra fa schifo. È iniqua. Non castra gli evasori. È senza famiglia. Tanto meglio se poi si può ricorrere alla protesta bipartisan dei sindaci, che a Milano si sono messi a urlare cori intelligenti del tipo «siamo noi, siamo noi, la risorsa dell’Italia siamo noi». Il più barricadero di tutti è quel gran borghese di Giuliano Pisapia, primo cittadino di Milano, che annuncia la mobilitazione permanente delle fasce tricolori. Solo che alla fine tutto questo fa folklore e non serve a nulla.
Quello che al Pd è rimasto indigesto è il tagliafuori politico della maggioranza. Il vertice ha sancito la lotta all’elusione e la riduzione dei privilegi fiscali per le cooperative. La prima misura spiazza l’opposizione, la seconda li fa imbestialire. È chiaro che la lotta all’evasione è uno dei temi su cui la sinistra fa propaganda, vedere il governo in azione su questo tema li disorienta. Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, si concentra sulle pensioni e parla di Lega sbugiardata: «L’intervento sulla previdenza, oltre a contraddire i diktat del Carroccio, è un colpo a tanti impiegati e operai del Nord e del resto d’Italia che dovranno posticipare il pensionamento. Ancora una volta le pensioni vengono utilizzate per fare cassa e non per una riforma del welfare».
Che è successo? L’anno di militare non vale per la pensione di anzianità. Stesso discorso per la laurea, ma che pesa se riscattata nel portafoglio di chi va in pensione. Questo significa che in effetti si ritarda la data di fine lavoro. Con un risparmio però che supera il miliardo e mezzo di euro. Scelta che permette al governo di rinunciare al contributo di solidarietà (tranne che per i parlamentari).
È il primo passo di un discorso sulla riforma della previdenza che resta una questione importante da risolvere. Il guaio per l’opposizione è che la maggioranza ha retto. Nessun litigio. Nessuna spaccatura. Sono riusciti, come fa notare il ministro del Turismo Brambilla, a salvare anche i ponti e le festività: «Rappresentano la nostra storia, identità e tradizione».
Il Terzo polo è rimasto ancora più deluso. Da tempo spera di rientrare in partita, magari con un bel governo dei tecnici e dei filosofi. Nel pomeriggio aveva presentato anche la sua contromanovra, con Casini, Rutelli, Bocchino (Fini è ancora in vacanza) in prima fila e la loro squadra di economisti. A parole sono come sempre fantastiche: meno spesa, meno tasse, meno debito, meno evasione, meno corruzione, più crescita, più equità per donne e giovani. Di fatto la loro manovra prevede tagli nella sanità, fino a 25 miliardi di euro nel 2014, e super patrimoniale per i ricchi. Il problema del «grande centro» è la marginalità. Fanno accademia. Se la speranza era trovare uno spazio nella maggioranza, magari al posto della Lega e senza Berlusconi premier, la missione è fallita. Neppure Tremonti gioca per loro.