E il governo di Lula ora si spacca

Roma«Matar è bonito?», uccidere va bene, è consentito? Il popolo non approva, la maggioranza si divide. In Brasile l’asilo concesso a Cesare Battisti sta diventando un caso politico. Molti brasiliani si sono indignati sui principali siti d’informazione, la maggioranza del presidente Luiz Inacio Lula da Silva sembra dividersi. La critica più dura è arrivata dal presidente del Senato dal nome altisonante, Garibaldi Alves Filho: «Una sentenza affrettata. E anche arrischiata in considerazione delle possibile conseguenze», ha tuonato. Garibaldi, come lo chiamano i media brasiliani, è un centrista del Movimento democratico brasiliano. Ed è proprio con gli alleati moderati che Lula dovrà fare i conti dopo la scelta del suo Guardasigilli Tarso Genro.
Partito come presidente lustrascarpe, presidente operaio, speranza della sinistra terzomondista, Lula ha ormai spostato il suo baricentro verso il centrosinistra (il corteggiamento al Pmdb è il timbro della nuova identità), tanto che la sua viene definita ormai una moderna socialdemocrazia, lontana dal socialismo populista del vicino Chavez in Venezuela. Ma sui diritti civili il suo partito ha sempre mantenuto il punto: dopo la cattura di Battisti diversi deputati del Pt (il partito dei Lavoratori fondato dallo stesso Lula) parteciparono a petizioni e iniziative. Il presidente della commissione diritti umani della Camera, Luiz Couto, si è sempre esposto. Mentre insomma Lula garantiva già nel 2007 all’allora presidente del consiglio italiano Prodi di lavorare per l’estradizione di Battisti, il suo partito si impegnava per la liberazione. Un particolare che svela quantomeno una simpatia culturale: uno dei legali di Battisti, Luiz Eduardo Greenhalgh, è un ex deputato del Pt.
Valter Pomar, responsabile delle relazioni internazionali del Partito dos Trabalhadores, si è affrettato ieri a precisare che la scelta di Genro non risponde alla linea ufficiale del PT. Ma poi ha commentato: «Sono d’accordo con la decisione. Fa parte della tradizione del governo brasiliano». E Genro ha fatto sapere di aver informato Lula prima della firma del provvedimento, e che il presidente «non è entrato nel merito». Uno smascheramento bell’e buono per Lula. Il Guardasigilli del resto è un fedelissimo, riconfermato per tre volte ministro in due mandati governativi, già presidente nazionale del partito nel 2005. Esiliato in Uruguay durante la dittatura militare, già portavoce del partito rivoluzionario comunista e sindaco di Puerto Alegre, ha titolato un recente editoriale sul suo sito «D’Alema parla», intendendo con questa citazione morettiana la necessità di uno scatto per una sinistra troppo zitta, in Italia e nel mondo. Nella «sentenza» che dà l’asilo a Battisti, smontando il parere del comitato per i rifugiati brasiliano (Conare), Genro ha citato più volte Norberto Bobbio. «Sono convinto che abbiamo preso la decisione corretta - ha chiarito ieri -. Il mio passato politico non ha pesato nella mia scelta. E comunque qualsiasi atto può essere contestato dal potere giudiziario».
«Il peggior ministro della Giustizia che abbiamo mai avuto», commentava ieri un lettore dell’agenzia Estadao. «Dobbiamo chiedere scusa agli italiani e ai parenti delle vittime», ha aggiunto un altro. Ma sarà Lula in persona, non Genro, a dover rispondere a Garibaldi.