E il governo trema: «Parole preoccupanti»

Il sottosegretario Cento (Verdi) ammette: «Missione rischiosa». Capezzone (Rnp): «Vogliono scatenare un conflitto globale»

da Roma

La minaccia di Al Qaeda alla missione Onu in Libano e ai Paesi che ne fanno parte, Italia compresa, è chiara e diretta, e anche «preoccupante», come ammette il sottosegretario all’Economia Paolo Cento. Ma sono in pochi, nella maggioranza di centrosinistra che dell’intervento in Medio Oriente si è fatta promotrice, a volerla commentare.
A prenderla molto sul serio, e ad invitare il governo a fare altrettanto, c’è il solo Daniele Capezzone che avverte: il proclama di Al Zawahiri non è «un delirio qualsiasi». Nelle parole del numero due di Al Qaeda il segretario dei Radicali italiani vede «l’ennesimo preannuncio di una volontà precisa, determinata, forse già tempificata di scatenare un conflitto immane su scala globale». E se si considerano questi avvertimenti e li si abbinano «all'escalation criminale a cui sta ponendo mano Ahmadinejad», aggiunge Capezzone, «si comprende quale sia il livello della sfida e del rischio». Dinanzi a tutto questo, afferma, è «necessario ed urgente discutere la proposta di Satyagraha mondiale per la pace lanciato dal Partito radicale» e far partire la campagna «per l’ingresso di Israele nella Ue». Il Verde Paolo Cento non nasconde la sua preoccupazione, ma le conseguenze che ne trae sono assai diverse da quelle fermamente pro-Israele dei radicali. «Certo le minacce di Al Zawahiri confermano i rischi di questa missione. E il fatto che, sia pur senza cedere al ricatto dei terroristi, occorre tanto più attenersi scrupolosamente al testo della risoluzione, senza farsi prendere da tentazioni militariste nei confronti di Hezbollah». Il disarmo delle milizie terroristiche islamiche libanesi, insomma, non deve essere affare dei Caschi blu: «Riguarda solo il governo di Beirut, e non può essere compito dei nostri soldati». Inoltre, per non dare al mondo islamico un’impressione di «parzialità» che verrebbe «strumentalizzata» dal fondamentalismo, occorre «accompagnare al più presto la missione con una forza di interposizione anche a Gaza». E le minacce contro Israele? «L’Italia deve collaborare a garantire la sicurezza di Israele, che però sarà possibile solo se ci sarà la nascita di uno Stato sovrano palestinese».
Ramon Mantovani, di Rifondazione, è secco: «I rischi ci sono, era scontato: una missione accettata da tutte le parti in lizza e che tenta la via diplomatica anziché militare non può che essere vista come nemica dal terrorismo. Ma una cosa è certa: il Libano non è l’Irak, né l’Afghanistan, dove grazie alla guerra di Bush il terrorismo controlla mezzo territorio. E in Libano c’è Hezbollah, non Al Qaeda». Di tutt’altra opinione l’azzurro Enrico Pianetta, segretario della Commissione Esteri del Senato: «Dalle parole del numero 2 di Al Qaeda si evince che la forza Onu è una forza che dovrà combattere».