E le gru divennero canguri

Si laureò, non a pieni voti, in Giurisprudenza a Genova il 17 luglio 1899 discutendo una tesi sulla Corona e il governo parlamentari. Abitò da giovanotto in un albergo di Sottoripa. Sulla spiaggia dei bagni Margherita a Sampierdarena compose La Curèe des Vautours, una poesia dedicata a un'anonima mademoiselle che gli aveva rubato il cuore. E descrisse, a suo modo, il porto e le gru del porto genovese, trasformate in enormi canguri, nel poemetto la mia anima è puerile nel periodo simobilista del 1907. Filippo Tommaso Marinetti, madrelingua francese, nato a Alessandria d'Egitto in una famiglia di facoltosi imprenditori, trascorse nel capoluogo ligure alcuni anni prima di diventare l'icona del futurismo. Fino a quando, cioè, firmò il 20 febbraio 1909 il manifesto sul futurismo sul prestigioso Le Figaro parigino.
Per celebrare i cento anni del futurismo la Provincia di Genova ha organizzato una serie di iniziative che cominciano oggi proprio sulle gru dipinte dalle parole di Marinetti a Calata Mandraccio presso l'antica Mancina Idraulica e proseguono fino a giugno. L'appuntamento di oggi è per mezzogiorno con le letture di Fabrizio Matteini accompagnate da improvvisazioni musicali sul tema a cura del Quintetto di ottoni Symbiotic. L'attore, travestito e con il megafono in mano dalla cima della gru reciterà alcuni versi futuristi tratti dal libro praticamente inedito genovese di Marinetti. Nel pomeriggio, alle 17, appuntamento nella sede dell'Accademia Ligustica di belle Arti in largo Pertini 4. Ancora il giovane attore, stavolta accompagnato dalla sua collega Margherita Romeo, proporrà letture sul manifesto futurista. Saranno accompagnati con gli strumenti musicali a percussione a cura della classe del Conservatorio Niccolò Paganini di Genova. Dalle finestre del palazzo saranno poi lanciati, in pieno stile futurista, alcune migliaia di volantini con stampati i versi di Marinetti. Alla fine si terrà una relazione di Maurizio Ben Omar, Luca Campodonico, Lorenzo Bergamino, Andrea Caratino, Davide Bergaglio con interventi dell'assessore provinciale alla Cultura Giiorgio devoto, patron delle iniziative, del critico d'arte Sandro Ricaldone, di Franco Sborgi e Raimondo Sirotti.
Nelle interviste a Marinetti l'artista definisce Genova come americana o come la città futurista per eccellenza, senza musei o luoghi storici. Nel 1934 al Corriere Mercantile spiega il ruolo fondamentale del capoluogo ligure che con il suo continuo traffico portuale, e quindi con il movimento che è fondamentale per il futurismo, è una delle sue maggiori fonti di ispirazione.