E Hamas promette vendetta «Colpiremo lo Stato ebraico»

Olmert: «Puniremo chiunque compia azioni terroristiche contro il nostro Paese»

Senza soldi per gli stipendi e senza più la minaccia dei suoi attentatori suicidi messi in aspettativa per beneficiare la scelta politica, Hamas rassomiglia a un leone senza artigli. Israele invece non molla un colpo. Dopo il raid di sabato sera su un campo delle Brigate Abu Reish nel sud di Gaza, costato la vita a sette militanti e i bombardamenti di ieri mattina sulla Striscia durante i quali un tassista è stato dilaniato dalle schegge, le forze speciali sono intervenute, ieri pomeriggio, a Betlemme eliminando un militante di Fatah.
Jabber Akhris, abbattuto a raffiche di mitra sulla porta della casa in cui si nascondeva, era uno dei capi delle Brigate Martiri di Al Aqsa ed era accusato di aver organizzato nel 2003 l’uccisione di due militari israeliani. Con la morte di Jabber Akhris i palestinesi, in gran parte militanti armati, uccisi in 48 ore sono 17, 15 dei quali solo a Gaza. «Agiremo senza esitazioni contro chiunque partecipi ad attacchi terroristici o al lancio di missili contro Israele», ha ricordato durante il Consiglio dei ministri il premier Ehud Olmert, quasi a sottolineare la determinazione d’Israele. La puntigliosa dimostrazione di forza sembra lasciare sconcertati sia i leader di Hamas, sia i militanti delle altre organizzazioni armate.
Ieri le Brigate Al Quds, braccio armato della Jihad Islamica, hanno annunciato di voler sospendere per una settimana il lancio di razzi contro i territori israeliani per evitare altre incursioni israeliane. Ma la direzione politica dell’organizzazione li ha smentiti. Khaled al-Batash, uno dei capi dell’organizzazione a Gaza, ha negato la sospensione delle operazioni e il suo braccio destro, sceicco Khader Habib, ha ricordato che colpire Israele non è solamente un diritto, ma anche un dovere per tutti i palestinesi.
Hamas sembra incerta e divisa. «Israele è uno Stato del terrore che dovrebbe scomparire o venir isolato, siamo sorpresi – ha detto ieri il portavoce del governo Razi Khamed - dall’atteggiamento dell’Unione Europea di fronte a questa escalation». Le Brigate Ezzedin al Qassam, ala militare dell’organizzazione, hanno già annunciato vendetta. Molti all’interno dello stesso governo spingono per riavviare la politica delle bombe e dimostrare di non aver perso gli artigli. Altri nicchiano. Per loro il ritorno ai vecchi metodi equivale a fare il gioco del nemico, dimostrando di non saper rompere con la logica del terrore.
Ufficialmente nessuno dei 17 morti aveva in tasca la tessera dell’organizzazione fondamentalista e Hamas potrebbe lasciare ad altri l’onere della rappresaglia, ma per chi ha vinto le elezioni, ricordando di aver sempre risposto colpo su colpo, la moderazione è una scelta difficile. Soprattutto se non si riescono neppure a pagare gli stipendi. Ieri il ministro delle Finanze Omar Abdel ha annunciato il rinvio sine die dei salari di marzo. «La situazione finanziaria - ha detto - è molto difficile e non sono in grado di fissare una data per i pagamenti».