E i baby borseggiatori della stazione Centrale sono tutti in libertà

Milano - In una sola ora in stazione Centrale tentano almeno venti colpi. Scippi, borseggi, furti: da quelle parti è tutta roba loro. Infilano le mani dentro zaini, trolley, ventiquattr'ore, valigie, tasche delle giacche. Poco importa se, nel frattempo, rimediano urla rabbiose e minacce di ceffoni. Sembra si divertano parecchio, i baby- borseggiatori. Pare prendano tutto come un gioco. E nonostante a giugno le loro «prodezze» giornaliere e continue fossero finite su tutti i giornali - con tanto di servizi fotografici dettagliati allo spasimo che documentavano i borseggi, attimo per attimo - suscitando polemiche a non finire, adesso tutto sembra essersi nuovamente inabissato senza soluzione di sorta. E quel che rende la scena più amara è la consapevolezza che, da qualsiasi lato lo si guardi, il fenomeno presenta solo conti in perdita. Per tutti.

Per le forze dell’ordine che, nonostante il loro impegno e il lavoro quotidiano, non riescono a far sentire sicuri viaggiatori e cittadini. E per il Comune di Milano. Che non ce la fa a organizzare intervento sociali per togliere dalla strada bimbi, che dovrebbero andare a scuola (hanno dai 9 ai 17 anni, ndr).

Tra loro c’è un 13enne che, a suo modo, ha stabilito un vero e proprio record: nel giro di un quasi un anno, da novembre 2006 (quando cioè aveva appena 12 anni) ad oggi, è stato catturato ben 22 volte. Gli agenti della Polfer che lavorano in divisa e in borghese e i furti in Centrale cercano di prevenirli lo conoscono bene. «Sì, lo abbiamo acciuffato 22 volte, già ad agosto eravamo arrivati a quota 17 - spiegano -. Ma il copione è sempre lo stesso: il rom ha meno di 14 anni e, come tale, non è imputabile. Quelli come lui finiscono in comunità per minori, spesso lontano da Milano: Mantova, Lodi, Genova, Pavia, Lecco. E ogni volta scappano. Poi ce li ritroviamo qui, in Centrale».