E i Baustelle mischiano le carte tra Bacharach e Piero Ciampi

Motivetti orecchiabili e testi di impegno civile seguendo il filo dell’ironia

«Con quella faccia un po’ così, quell'espressione un po’ così», canterebbe Paolo Conte vedendo il viso, il portamento bohemien, gli occhiali da vista con montatura nera e spessa di Francesco Bianconi anima dei Baustelle ultimo fenomeno del cantautorato italiano in versione band questa sera in concerto a Villa Ada, dalle 22, all’interno della rassegna «Roma incontra il mondo». La canzone che li ha fatti conoscere al grande pubblico si chiama Charlie fa surf molto programmata dalle radio per quel sound fresco, molto estivo e orecchiabile, a dispetto di un testo a tratti esplicito di denuncia.
I Baustelle, che in tedesco vuol dire cantiere si formano nel ’94 a Siena, come classica band di studenti universitari che condividono la passione per la musica. Canzone d’autore francese e italiana, elettronica, new wave, colonne sonore anni Settanta, bossanova. Di tutto un po’, adeguatamente shakerato e ben ripartito nella loro sonorità
Nelle corde di Francesco Bianconi ci sono Burt Bacharach, Phil Spector, ma anche George Brassens e Jacques Brel, per non parlare degli italiani De André, Piero Ciampi e Armando Trovajoli. La grande dote compositiva di Bianconi si esprime in ottime canzoni pop, capaci di essere sia coinvolgenti e aggressive sia intensamente romantiche, fatta di testi bizzarri, ricchi di riferimenti a tutto tondo. Il tutto completato dall’interpretazione delle voci impostate di Bianconi e di Rachele Bastreghi. Dopo i primi dischi indipendenti dai titoli intriganti come Il sussidiario illustrato della giovinezza (2000), La moda del lento (2003) e La malavita (2005) all’inizio di quest’anno è arrivato Amen, che ha fatto esplodere in tutta Italia il fenomeno Baustelle, gruppo da seguire con molta attenzione
Sul palco di Villa Ada accanto alle voci di Francesco e Rachele saranno Fabrizio Massara alle tastiere e Claudio Brasini alla chitarra.