E i bimbi delle elementari spiazzano Pato e Seedorf

MilanoPiccoli giornalisti crescono. Ieri al cinema Odeon di Milano, 400 bambini delle elementari hanno messo sotto torchio i campioni rossoneri. In pasto alla curiosità dei ragazzini sono finiti Pato con il look rasato e Clarence Seedorf, entrambi costretti a rispondere a tutte, proprio tutte le domande. Anche perché, come insegna mister Ancelotti, «ai bambini non si possono dire bugie».
Pato, perché hai smesso di studiare così giovane?
«Perché a 16 anni giocavo già in prima squadra, all'Internacional, in Brasile, e a scuola sapevano tutti che ero un giocatore e tutti volevano litigare con me perché ero famoso. Era davvero brutto. E poi non ce la facevo ad allenarmi e studiare tutti i giorni. Così ho deciso di lasciare. Ma ora vi dico che ho sbagliato, la scuola è importante per crescere. Ti fa imparare tante cose».
Clarence, quante lingue sai parlare?
«Ne conosco sei».
Ooohhh...
«È vero. Innanzitutto il surinamese perché i miei genitori vengono da lì; poi l'olandese, che è la mia lingua madre, lo spagnolo perché ho giocato nel Real Madrid e l'italiano perché sono qui da tanti anni. E a scuola ho studiato inglese e tedesco».
Pato, mio papà dice che anche Ancelotti sta imparando l'inglese, è vero che se ne va al Chelsea?
«No, no. Il mister non andrà via e insieme vinceremo molti campionati. Lui è felice qui al Milan. È un bravo allenatore e una brava persona, tutta la squadra lo adora. Anche se ogni tanto si arrabbia e ci urla dietro...».
Signor Seedorf, io tifo Milan, però l'ultima volta con l'Inter abbiamo perso. Vero che la loro è stata solo fortuna?
Ridacchia. «E già, un pizzico di fortuna ci vuole sempre nel calcio. Però l'Inter in quella partita ha fatto meglio di noi. Il Milan ha dato il massimo, ma i nerazzurri hanno fatto qualcosa in più».
E senta, per lei come è stato passare da una squadra all'altra di Milano?
«In Italia ho giocato anche nella Samp... Però il momento più importante della mia carriera è stato il trasferimento dai nerazzurri ai rossoneri. Lì ho conosciuto Galliani e Ancelotti e sono entrato a far parte della squadra più forte del mondo. Giocare a San Siro con la maglia del Milan subito dopo aver indossato quella dell'Inter è stato particolare. Per fortuna i tifosi sono stati fantastici e mi hanno accolto alla grande».
Pato, qual era il tuo sogno da bambino?
«Da piccolo volevo fare il calciatore in un grande club per dare una casa e una vita migliore ai miei genitori. Direi che ci sono riuscito venendo al Milan».
Sì, sì, ma ti piace giocare in Italia? Non è che poi vai via?
«Io voglio stare qui per molto, molto tempo. Sono felice di essere al Milan e di giocare per i tifosi del Milan. Ogni volta che segno faccio il cuore con le mani: è per la mia fidanzata, ma anche per tutti i fan rossoneri».
Signor Clarence, è bello fare il giocatore, ma non le capita mai di non aver voglia di allenarsi?
«Può succedere, specialmente il giorno dopo la partita, quando avresti voglia di startene sdraiato tutto il giorno a riposare perché sei stanco. E invece devi allenarti perché ti aiuta a ridare freschezza ai muscoli e a smaltire la fatica».
Nulla rispetto al fuoco incrociato di questi ragazzini...