E i cacciatori rossi impallinano Marrazzo

L’Arci rompe con il presidente: «Su calendario venatorio e tutela ambientale non ha rispettato gli impegni presi»

Claudio Pompei

da Roma

È alla guida della Regione Lazio da poco più di due mesi, ma ormai non passa giorno senza gli piovano addosso critiche e rimbrotti di ogni genere, soprattutto dai suoi alleati del centrosinistra. Piero Marrazzo, per tentare di parare i colpi, ha già dovuto fare dietro front in più di un’occasione, annunciando tagli e rigore. Ma dopo le accuse sulle consulenze d’oro, sulle auto blu e sulla moltiplicazione delle poltrone nelle commissioni consiliari, ora l’ex anchorman di Mi manda Raitre rischia di essere «impallinato» anche dai cacciatori aderenti all’Arci che in campagna elettorale lo avevano apertamente sostenuto. In realtà più che di un rischio, si tratta di una certezza, visto che i vertici dell’associazione venatoria vicina ai Ds gli hanno dato il benservito con un comunicato ufficiale nel quale accusano la Regione di non aver mantenuto i patti.
Materia del contendere è il calendario venatorio del Lazio che contiene una serie di restrizioni considerate inaccettabili: «Per quanto riguarda la caccia alla lepre - spiega Marco Ciarafoni, presidente del Consiglio nazionale dell’Arci-caccia - avevamo avanzato una ragionevole proposta e ora, invece, ci ritroviamo con un periodo molto ridotto, dal 15 ottobre al 30 novembre (l’anno scorso la lepre si poteva cacciare dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre, ndr). Stesso discorso per il divieto alla beccaccia nel mese di gennaio e per la volpe in battuta, sempre a gennaio».
«Tra l’altro - aggiunge Ciarafoni - non c’è, al momento alcuna certezza sulle giornate di preapertura alla tortora. Anche su questo eravamo stati consultati, ma se la giunta Marrazzo non mantiene gli impegni nemmeno sulle date, figuriamoci sulla preapertura... Le promesse dell’assessore all’agricoltura Valentini rischiano di essere vanificate dalle pressioni del suo collega all’ambiente Bonelli».
Nel documento del comitato regionale dell’Arci si parla di «un colpo basso al buonsenso che non ci aspettavamo» e si denuncia che «sono venuti meno precisi accordi, proiettati a definire nella regione un sistema venatorio improntato alla compatibilità del prelievo e al rigore scientifico». «L’Arci Caccia è delusa - conclude il comunicato - e queste decisioni incrinano quel clima di collaborazione che l’associazione ha offerto al nuovo governo regionale. Rotto il patto, ognuno si assuma le proprie responsabilità».
Ma c’è di più. La bocciatura della giunta Marrazzo, lungi dal costituire una diatriba su questioni che interessano al massimo i 70mila cacciatori del Lazio, assume un significato “politico” vero. «È di tutta evidenza - chiarisce Ciarafoni - che Piero Marrazzo ha perso il bandolo della matassa. Lui stesso ci aveva dato personalmente garanzie su una svolta politica che tenesse conto delle esigenze del mondo venatorio in un quadro di salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio faunistico. Ma così, invece, si rischia di perdere di vista l’interesse generale dei cittadini del Lazio. E la rottura - ripeto, politica - è ancor più grave se si pensa alla chiusura nei confronti dell’Arci che, rispetto alle altre associazioni venatorie, è quella che si sforza di sostenere tesi più vicine al mondo ambientalista». Martedì si riunirà il vertice dell’Arci e, se non saranno accolte le richieste di modifica al calendario venatorio, i cacciatori di sinistra non esiteranno a «sparare» contro la giunta Marrazzo.