E tra i cattolici aumenta la delusione

da Roma
Il segretario dei Ds Piero Fassino, nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme, cercando di recuperare. Nell’Unione, dopo le polemiche sui Pacs e le dure reazioni vaticane serpeggia una certa preoccupazione per la perdita di consensi tra l’elettorato cattolico. Non bisogna però credere che il malessere dei cattolici del centrosinistra riguardi soltanto il modo in cui si affrontano i grandi temi etici. Lo dimostrano le parole dei più autorevoli esponenti del cosiddetto «terzo settore», quello del volontariato e delle associazioni, tradizionalmente non ostile ma piuttosto simpatizzante per l’Unione.
Riccardo Bonacina, presidente della società editoriale Vita, fondatore del più diffuso settimanale che si occupa di volontariato, conferma: «Sì, c’è una delusione da parte del mondo delle associazioni. Innanzitutto perché, invece di ottenere di più per il sociale, con il nuovo governo siamo stati costretti a lottare per difendere quanto aveva fatto l’esecutivo precedente. L’allora ministro Tremonti, con la dichiarazione dei redditi 2006, aveva introdotto la nuova possibilità di destinare il cinque per mille del gettito Irpef a sostegno del volontariato, delle Onlus, delle associazioni. Questa norma è stata dimenticata e poi reinserita, dopo le nostre proteste, nella finanziaria, ma con un tetto massimo di spesa: così, a conti fatti, non sarà più il cinque per mille, ma il 2,5 per mille». Per quanto riguarda le politiche sociali, Bonacina aggiunge: «È vero che sono aumentati i fondi per il sociale, ma è anche aumentata la presenza dello Stato come intermediario, dunque si è andati contro quel principio di sussidiarietà che a noi sta a cuore. Alcune scelte, poi, provocano perplessità: si danno deduzioni fiscali per le rette delle palestre per i ragazzi, ma non per le cure domiciliari per gli anziani». Infine, il presidente della società editoriale Vita giudica negativamente anche il modo in cui è stato affrontato il caso Welby: «C’è stato un accanimento mediatico, che ha fatto passare in secondo piano il problema ben più drammatico e diffuso della dignità della vita dei tre milioni di non autosufficienti che vivono nel nostro Paese». In effetti anche l’Auser, l’associazione per il tempo libero e l’animazione degli anziani della Cgil, ha messo il dito sulla piaga, ricordando i problemi reali delle persone non autosufficienti.
«Abbiamo fatto notare al governo – spiega al Giornale Andrea Olivero, delle Acli – che il non mettere al centro dell’interesse il terzo settore è stato un errore e per questo abbiamo chiesto un cambio di rotta. Nei giorni scorsi il vicepremier Francesco Rutelli si è impegnato in questo senso e ha dato la piena disponibilità ad aprire un confronto. Il fatto di aver ottenuto solo un dimezzamento di quel cinque per mille che aveva istituito il precedente governo è significativo di questa mancata attenzione verso il mondo del volontariato. Noi chiediamo di partecipare, di essere coinvolti. Il principio di sussidiarietà non può rimanere una parole vuota, deve essere tradotto in fatti concreti». Anche per quanto riguarda il caso Welby e le grandi questioni etiche, Olivero manifesta perplessità: «Siamo stati i primi a dire che questi temi ci vuole un nuovo codice etico condiviso, ma non si può procedere a colpi di maggioranza o con demagogiche sparate sui giornali. Anche per quanto riguarda i Pacs, non si può affermare che si tratta soltanto di diritti individuali, quando invece si incide sulla concezione stessa della famiglia aprendo una partita ben più gravida di conseguenze. Sarebbe bene che il governo cambiasse passo mettendo in sordina quanti all’interno della sua maggioranza urlano e inscenano provocazioni».
Edo Patriarca, già portavoce del Forum del terzo settore, oggi impegnato dell’associazione Scienza & Vita, spiega: «Oggi si parla tanto di fase due del governo, per liberalizzazioni e produttività, ma c’è il rischio questa cosiddetta fase due riguardi poco la dimensione sociale. Si dimentica che il rilancio del Paese è invece possibile soltanto a partire da quella dimensione. Mancano politiche familiari serie, non legate alla contingenza, ma strutturate e davvero europee. Manca una politica seria sulla natalità. Se non si mette in moto tutto il circuito virtuoso della sussidiarietà, valorizzando il terzo settore, non si può sviluppare davvero il Paese». Per quanto riguarda i temi etici, Patriarca ricorda il capillare lavoro che l’associazione «Scienza & Vita» sta compiendo sul territorio, ignorata dai mezzi di comunicazione: «Le nostre sono battaglie laiche, davvero costituzionali. Perché riguardano i diritti inviolabili della persona: bisogna aiutare tutti a vivere con dignità, non esiste un diritto alla morte, come vogliono farci credere i radicali e alcuni esponenti della sinistra».
Più positivo, invece, il giudizio complessivo di Wilma Mazzocco, portavoce del terzo settore e presidente di Federsolidarietà: «Quella di quest’anno era una finanziaria di rigore, bisogna riconoscere che il governo ha ripristinato il fondo nazionale per le politiche sociali, che era stato notevolmente tagliato dal precedente esecutivo. Ora ci aspettiamo che si riapra il dialogo, che le riforme riguardino anche la sussidiarietà. Sul cinque per mille, invece siamo delusi: abbiamo ribaltato il vecchio slogan “più dài meno versi” in “più versi, meno dài”, perché in effetti sarà così. Avremmo preferito che invece di stabilire un tetto, il governo avesse abbassato l’aliquota dal cinque al tre per mille».
Infine, anche Savino Pezzotta, l’ex segretario della Cisl, oggi presidente della Fondazione Tarantelli, particolarmente impegnato in iniziative di cooperazione e sviluppo per l’Africa, ha criticato la finanziaria del governo Prodi: «Il rischio – ha scritto nel suo blog – è che aumentino di oltre 2 miliardi di euro, cioè dell’11 per cento, le spese belliche, i fondi per le Forze armate e il finanziamento pubblico al comparto militar-industriale».