E i centri sociali arruolano i rifugiati

Aveva ragione il vecchio cantante Antoine per il quale «Se sei buono tirano le pietre, sei cattivo ti tirano le pietre». Così alla cerimonia del 25 Aprile viene contestata il sindaco Letizia Moratti perché assente e il governatore lombardo Roberto Formigoni perché presente. E non dai centri sociali (che quelli pazienza...) ma da sindacati e pidiennini. Anche se poi i loro dirigenti hanno iniziato i solito distinguo dei «si, no, ma però». Meglio i centri sociali che, tra una canna e un «camerata basco nero/il tuo posto è al cimitero», hanno comunque rallegrato il corteo.
Il ciak viene dato poco dopo le 14.30 in piazza Oberdan quando il serpentone si mette il marcia verso il Duomo. E iniziano le contestazioni. I primi fischi alla brigata ebraica, superstiti dei migliaia di combattenti che morirono combattendo contro il nazifascismo. «Vergogna, assassini, venite al corteo con la polizia». Stesso trattamento a Formigoni «buffone vattene via». Ma scusate cari compagni, finora non avete contestato chi nel centrodestra evitava di scendere in piazza il 25 Aprile? Misteri della fede! Per la cronaca Formigoni più tardi ha parlato tra urla e fischi. Di sindacalisti e pidiennini.
Ma andiamo avanti. Il corteo imbocca corso Venezia. Migliaia di persone. Il loro numero oscilla tra i 25 e i 30mila, anche se Antonio Pizzinato ne vede 60mila. Pazienza, è il 25 Aprile, va bene tutto. Davanti dunque partiti, sindacati, Anpi. In coda i duri e puri dei centri sociali, autoproclamatisi, senza neppure consultare l’associazione partigiani che forse avrebbe qualcosa da ridire, i veri eredi della Resistenza. Ognuno marcando con cura il territorio con proprie bandiere, strilli e furgoni da cui esplodere a tutto decibel musica e proclami. Tra loro anche i profughi dal Corno d’Africa in cerca di sistemazione, intruppati dietro il furgone del Cantiere, il più svelto ad adottarli. Ci sono anche i «più puri e più duri» che innalzano le foto degli arrestati, con l’accusa di terrorismo, della pm Ida Boccassini, che gridava a squarciagola «Fuori i compagni dalle galere dentro la Digos e le camicie nere». Vecchio slogan degli anni ’70 come l’altro, piuttosto gettonato, «piazzale Loreto c’è ancora posto/De Corato, Moratti quel posto è vostro». Intercalando appelli al pacifismo e alla «volante rossa che ai fascisti rompe le ossa». Be’, dopo tutte quelle canne viste rollare in strada, non è facile mantenere le idee chiare.
Ma tant’è, ormai sono le 16.30 quando la coda del corteo entra in Duomo. La «guest star» Oscar Luigi Scalfaro sta ultimando la sua chilometrica orazione, nel delirio della piazza, quando la sinistra radicale si posiziona. Ogni gruppuscolo e centro sociale prende uno spicchio di pavé e inizia il suo personale comizietto, andato avanti fino alle 18, quando ormai tutti se ne sono andati e il centro è ormai tornato in mano ai turisti. A quel punto, ciliegina sulla torta, ecco l’ingresso di un gruppetto che innalza cartelli «per gli animali Treblinka non è mai chiusa», inaugurando così anche il 25 Aprile delle bestie. Giusto per non farci mancare niente.